Vero come la fantasia

Numerose sono le accezioni del termine “fantasia”. La definizione più neutra collega il vocabolo alla capacità, propria della mente umana, di creare immagini e rappresentarsi qualcosa, che sia corrispondente o meno alla realtà. Quest’ultimo inciso è in parte rivelatorio della sfumatura più comune che solitamente vien data alla parola “fantasia”, ovvero quella che la vorrebbe quale sinonimo di “invenzione”.

Chi “ha molta fantasia” è considerato un creativo, chi “si perde in fantasie” è invece un ingenuo, chi “racconta fantasie” è infine un bugiardo. In tutte queste accezioni si dà per scontato che la fantasia coincida con l’invenzione, e che entrambe a loro volta rappresentino un modo di discostarsi dalla realtà, quando non addirittura di mistificarla. In un passo di Cecità, ad esempio, Saramago utilizza il termine quale sinonimo di menzogna, affermando che

“la vita è come un otre, dove fantasia e verità si confondono, Noi siamo tutti ciechi, Ciechi che infilano la mano nell’otre e non sanno cosa tireranno fuori”.

La fantasia, dunque, intesa come contrario della verità. E in tal senso si esplicano anche altre accezioni del termine applicate ai campi delle arti: dai romanzi fantasy e di fantascienza collocati in mondi non reali alle fantasie pittoriche, anche dette capricci, che raffigurano luoghi inesistenti. Eppure, per un verso, il fantasy e la fantascienza spesso utilizzano il filtro dell’irrealtà proprio per raccontare altrimenti la realtà; per altro verso, i pittori nei capricci compongono i loro scorci immaginari riprendendo per lo più paesaggi e motivi architettonici reali. Talvolta può anche accadergli di trovarsi nella situazione paradossale narrata da Julio Cortázar, nel racconto Clio, contenuto in Bestiario, dove un pittore di fantasie, senza averne coscienza, dipinge il luogo realmente esistente in cui, anni dopo, incontrerà la morte. [Continua »]


Fuori dall’Impero

La classica separazione (e opposizione) tra scienze naturali e scienze umane si basa sulla differenza che vi sarebbe tra spiegazione e comprensione del mondo.

Le prime si occuperebbero di fornire una spiegazione della realtà (intesa come un insieme di concatenazioni causali prive di senso intenzionale) in termini di esattezza e certezza, le seconde si occuperebbero di comprendere, attraverso interpretazioni storico-ermeneutiche, la realtà composta da processi intenzionali e interazioni umane. Se questa distinzione già da tempo appare agli studiosi come estremamente problematica (comprendere anche solo un passaggio della storia del pianeta impone una visione trasversale sulle interazioni tra mondi animali, mondi umani, mondi microbici, così come appare evidente la commistione tra causalità e casualità nel susseguirsi degli eventi, anche naturalistici) oggi, questa separazione, appare ancora più priva di significato.

L’idea di poter delimitare la storia al solo ambito delle azioni umane volontarie e, in modo complementare, l’idea di poter comprendere in modo esatto e certo, ponendoci come osservatori disincarnati, la natura che ci circonda, appare sempre più inconcludente. Abbiamo oggi ancora di più la consapevolezza del fatto che, così come i processi storici non sono riducibili alle azioni intenzionali di chi vi ha preso parte, così anche i fenomeni e processi naturali non possono essere ridotti ad uno schema causaldeterministico impermeabile alle interazioni con l’ambiente di più elementi: anche solo per capire come avvenga l’ormai noto fenomeno dello “spillover”, il salto di un patogeno da una specie ad un’altra, è impossibile non considerare aspetti socioeconomici, demografici, storici, oltre che meramente biologici e naturalistici. [Continua »]


Fiori e baionette

C’è un gesto che, dalla metà degli anni ’60, rappresenta la lotta e la vittoria sulla violenza: porgere un fiore a chi punta un’arma.

La celebre foto scattata da Marc Riboud nel 1967, durante una protesta a Washington contro la guerra in Vietnam, racchiude la potenza di quest’atto, così descritto dallo stesso fotografo:

Ho avuto la sensazione che i soldati avessero più paura di lei rispetto a quanta lei ne avesse delle loro baionetta… la ragazza si muoveva, danzava, tendeva le braccia, si distendeva davanti alla prima fila di soldati, prima di raccogliersi in quell’atteggiamento di preghiera , con il fiore vicino al viso.

Offrendo un fiore, si vuole estirpare un seme di morte e distruzione ed è strano pensare come spesso ciò accada per mano di figure piccole e all’apparenza indifese, insignificanti e calpestabili per la logica del più forte; invece, proprio per queste loro caratteristiche, esse sono il fulcro fondamentale del cambiamento. [Continua »]


Che cos’è la fotografia?

È passato circa un anno dall’apertura di un piccolo gruppo informale di fotografia (BombaFoto) che ha prodotto alcune uscite in giro per Roma, la visita a diverse mostre e un sonnolento account su Instagram (@bombacarta.foto). Rispetto alle altre attività di BC, BombaFoto è un po’ trascurato, nonostante ci sia un vivo interesse, e in questo anno ha prodotto poche immagini. Durante l’ultima riunione abbiamo deciso di ripartire da zero, ovvero da una riflessione sulla fotografia in generale e su cosa la fotografia rappresenti per noi in particolare. Il primo passo è stato un articolo apparso sul numero 2020/3 di BombaMag, che riportiamo di seguito.

Bert Hardy, 1940

Ripartiamo allora dalla domanda più essenziale: cosa è la fotografia? La questione sembra triviale, ma se facciamo qualche confronto emerge come si abbia a che fare con una disciplina dalle caratteristiche sfuggenti.

Se chiedessi cos’è (attenzione: proprio “cosa è”: non cosa vi è rappresentato) l’immagine a fianco, tutti mi rispondereste: “è una fotografia” (anzi, la domanda sembra così banale che solo chi si aspettasse un trabocchetto azzarderebbe una risposta diversa). [Continua »]


Una storia fuori tempo

Stare al passo con i tempi. Con questa espressione viene spesso indicata la condizione necessaria per adeguarsi alle evoluzioni della società, essere in grado di aggiornarsi ai mutamenti del contemporaneo, procedere alla stessa velocità del tempo presente. Mi viene in mente un batterista che segue i rintocchi dettati dal metronomo per evitare di andare fuori tempo. La difficoltà di rincorrere il tempo caratterizza il nostro presente, compresso tra un passato in cui oziosamente ci sentiamo a casa (e che spesso non vuole passare, e ci perseguita) e un futuro esigente, carico di aspettative e cambiamenti imprevedibili. I rintocchi del metronomo scandiscono quotidianamente l’ordine temporale entro cui siamo costretti. Ma cosa succederebbe se decidessimo, deliberatamente, di andare fuori tempo?

Nel corso della storia molte personalità si sono distinte, individualmente o collettivamente, per aver operato delle scelte al di fuori dello spirito del tempo. Si tratta di personaggi ricordati spesso come rivoluzionari, che hanno anticipato i tempi incidendo sulle evoluzioni future della politica, della società, della cultura. Sono quelli che hanno creato disordine, che “hanno fatto la storia” o che, come si dice, sono “passati alla storia”. Anche per questo, le gesta di quei personaggi vengono solitamente raccontate in modo epico e seducente, quasi fossero protagonisti di un grande romanzo d’avventura o di un film monumentale. Ciò che più mi affascina di questi racconti epici è, tuttavia, il regime di verità che questi instaurano con la storia: che rapporto c’è tra verità e finzione, tra vicende personali e storia pubblica? E ancora: in che modo la straordinarietà delle loro scelte nella storia finisce per rappresentare, nel presente, uno statuto iconico divenuto ormai normalità? [Continua »]


Proskynesis e protesta, gesti moderni

“E prostratisi, lo adorarono”: l’evangelista Matteo (2, 1-16) racconta così, con magnifica semplicità, la visita dei Re Magi a Gesù Bambino.

E con magnifica grazia Artemisia Gentileschi ci regala la sua “Adorazione dei Magi”, una tela di imponenti dimensioni, che fa parte di un ciclo decorativo realizzato per la cattedrale di Pozzuoli tra il 1636 e il 1637, nel periodo napoletano della pittrice.

È invece una fonte del IV secolo dopo Cristo, Lattanzio, a narrarci la morte di San Pietro:

Già da qualche anno regnava Nerone, quando giunse in Roma l’apostolo Pietro e, operati alcuni miracoli per la virtù e il potere che Dio aveva infuso in lui, convertì molti alla vera fede e innalzò a Dio un tempio fedele e duraturo. Nerone, tiranno malvagio e perfido com’era, quando gli fu riferito ciò e venne a sapere che ogni giorno, non solo in Roma, ma dovunque, numerose persone disertavano il culto degli antichi dèi e, condannata la vecchia religione, passavano alla nuova, si diede con tutte le forze ad abbattere il regno celeste innalzato dall’apostolo e a distruggere la vera fede: perseguitando per primo i servi del Signore, fece crocifiggere Pietro e decapitare Paolo.

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Ciò che qui si perde

Quivi ad alcuni giorni e fatti sui,
ch’egli già avea perduti, si converse;
che se non era interprete con lui,
non discernea le forme lor diverse.

Tra le tante cose che abbiamo imparate in questo tempo stra-ordinario (e che magari speriamo di riuscire a trattenere) spicca sicuramente la seguente: aver capito, avendo più tempo del solito a disposizione, che cosa la nostra volontà coglie e che cosa invece neanche sfiora. In cosa ci annichiliamo, in che cosa invece siamo risvegliati. Il tempo che abbiamo vissuto è stato osservare la quotidianità/normalità da una prospettiva deformata di essa: si potrebbe dire di aver fatto, sulla nostra terra, una qualche sorta di esperienza “lunare”, di aver toccato con mano come i “vani disegni”, i “vani desideri”, tutto ciò “si raguna” laddove la nostra presa non può nulla. Questa fortunata rappresentazione, questa duplicità, oltre che la tormentata vicenda di Orlando, ci richiama una singolare farsa del 1966 girata da Pier Paolo Pasolini, messinscena cinematografica di un racconto mai pubblicato, che esordisce con la seguente didascalia:

Visto dalla luna, questo film che si intitola appunto La terra vista dalla luna, non è niente e non è stato fatto da nessuno… ma poiché siamo sulla terra, sarà bene informare che si tratta di una fiaba scritta e diretta da un certo Pier Paolo Pasolini.

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