[Report] Officina di novembre 2025
Nell’Officina sull’attesa abbiamo parlato dei modi in cui si attende, di cosa succede nel frattempo, e del perché lo facciamo.
Valerio

“Attendere” configura certamente un’azione, un disporsi all’arrivo di qualcosa o qualcuno. Ma è un’azione particolare, perché al contempo contempla (richiede?) il compiersi di altre azioni: nell’attesa posso leggere, dormire, fare una telefonata, etc. L’attesa appare così come un tempo da riempire. Ben lo vediamo nel confronto tra il quadro Una donna (L’attesa) di Felice Casorati e Sala d’attesa del reparto maternità di Norman Rockwell. Nel primo caso, seduta a un tavolo vuoto apparecchiato con delle scodelle egualmente vuote, una donna è colta nell’atto dell’attesa, immobile, forse assopita. Nel secondo, i futuri padri sono rappresentati da Rockwell nei comportamenti più eterogenei: chi sfoga la propria ansia, chi legge un libro, chi cammina nervosamente, chi scherza con gli astanti. Ma queste non appaiono come azioni neutre, in quanto tutte in realtà finalizzate a “ingannare l’attesa”, riempendo quel vuoto ben rappresentato da Casorati.
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