Sentenza di vita

giudice-02BCon le sentenze ingiuste è scritta la storia dell’umanità. O almeno quella dell’Occidente. L’evento mitico della filosofia greca, narrato da Platone nell’Apologia e nel Critone, è il processo a Socrate di Atene. E la condanna a morte di Gesù di Nazareth ci viene ribadita per quattro volte dai Vangeli. Se dalla storia passiamo alla fiction, non ce la caviamo meglio. Carlo Collodi dipinge con italica ironia il giudice gorilla il quale, dopo aver ascoltato commosso la deposizione di Pinocchio contro il gatto e la volpe, sentenzia benignamente: «Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque, e mettetelo subito in prigione».

Dovendo plasmare un demone in carne e ossa, Cormac McCarthy sceglie un uomo di legge – il giudice Holden – che alla sua prima comparsa accusa di pedofilia un predicatore, aizzandogli contro la folla, salvo precisare in seguito di non averlo mai visto prima. Ma la letteratura, per quanto grande, impallidisce davanti realtà della caccia alle streghe di Staggia e Massa Finalese; davanti al “caso” Enzo Tortora; davanti alle vicende giudiziarie di Carlos DeLuna e dei circa 340 innocenti condannati a morte negli USA. [Continua »]


“Ogni parola che sa di campagna mi tocca e mi scuote”

contadino

È il protagonista de Il diavolo sulle colline di Cesare Pavese a parlare.

Mi piace citare Pavese non solo perché il tema della campagna e la figura del contadino sono temi ricorrenti nella sua scrittura, ma soprattutto perché condivido con questo autore le stesse origini.

E questa frase, che quasi quasi potrebbe essere stata pronunciata da Pan, un po’ magica nella sua semplicità, rivela (e non nasconde) quel nodo profondo, quel legame inscindibile che c’è fra l’uomo e la terra.

Non so se esiste una definizione univoca di contadino, né penso che stiamo parlando di un mestiere: non c’è differenza fra “essere” e “fare” il contadino.

L’etimologia della parola restituisce una precisa collocazione geografica e definisce questo rapporto: colui che vive (e lavora) nel contado, ovvero lontano dalla città, proprio come sottolineano i suoi numerosi sinonimi: agricoltore (da ager, campo), campagnolo, colono (da colere, coltivare), coltivatore, ma anche villano (abitante della villa, ossia della campagna).

Il suo lavoro si svolge in un contesto che lo mette a contatto con la natura e alla natura si deve uniformare.

Il poeta greco Esiodo nella sua “Teogonia” (siamo nell’VIII secolo a.C.) scrive:

Prima era il Caos, poi Gea, la Terra, dall’ampio seno, solida ed eterna sede di tutte le divinità che abitavano l’Olimpo. Gea, prima di ogni altra cosa, partorì un essere uguale a sé, il cielo stellato, Urano, affinché questi l’abbracciasse interamente e fosse sede eterna dei beati. Essa partorì, poi, le grandi montagne, nelle cui valli dimorarono volentieri le Ninfe. Infine diede alla luce il mare deserto e spumeggiante, e tutto ciò creò da sola, senza accoppiamento“. [Continua »]


Il più antico mestiere del mondo

prostitute via del campo

Penso a delusioni, a grandi imprese
a una Tailandese,
ma l’impresa eccezionale, dammi retta,
è essere normale.
Quindi, normalmente,
sono uscito dopo una settimana
non era tanto freddo, e normalmente
ho incontrato una puttana.

A parte i capelli, il vestito
la pelliccia e lo stivale
aveva dei problemi anche seri,
e non ragionava male.
Non so se hai presente
una puttana, ottimista e di sinistra,
non abbiamo fatto niente,
ma son rimasto solo,
solo come un deficiente.

Così cantava nel 1977 Lucio Dalla. La simpatia, naturale, fresca, di Dalla si trasferisce sulla figura della puttana che “non ragionava male” ed è ottimista (e anche di sinistra) e, in genere, chi canta il mestiere più antico del mondo lo fa con sim-patia, con pietà. Pensiamo ad uno come De Andrè, che le puttane le ha cantate in tante canzoni, da Bocca di rosa a Via del campo (immortalata nella fotografia qui sopra), da La città vecchia a Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers.

Vorrei provare invece a parlare di questo mestiere con più freddezza, ma è difficile, e provo a farlo ponendo una prima domanda: ma siamo sicuri che la prostituzione sia veramente un mestiere? [Continua »]


Il Mister più “misterioso” (e controcorrente) della storia

A proposito di allenatori, c’è un detto che gira da sempre nel mondo del calcio e dello sport e che dice “squadra che vince non si cambia”. Posso comprendere come sia nato e che abbia una certa logica, ma se uno ci riflette un po’ si renderà conto che contiene in sé enormi rischi. Prendiamo l’esempio della Spagna al recente mondiale brasiliano, uscita già dopo due partite, due sonore sconfitte consecutive, oppure, meglio ancora, pensiamo al malinconico esito dell’Italia del 2010, quando il “mister” Marcello Lippi realizzò un errore doppiamente sciagurato: tornò indietro sulla saggia decisione che nel 2006 lo aveva spinto a dimettersi all’indomani del mondiale vinto, e tornò indietro anche nella formazione della nazionale richiamando il gruppo reduce della vittoria di quattro anni prima. Così, oggi, la Spagna: stesso C.T., stesso gruppo-squadra. Questi episodi ci insegnano una cosa, che tornare indietro è impossibile e quindi privo di senso, per cui non è veritiero il detto suddetto ma è più intelligente fare il contrario: squadra che vince deve essere assolutamente cambiata, altrimenti l’insuccesso è inevitabile. L’appagamento, dovuto al successo, porta a sedersi, a sentirsi sazi, a perdere fiducia, grinta e speranza, a perdersi e a perdere. [Continua »]


Spettacolo per uomini vivi

Per Chesterton i preti possono anche ricordarci che dobbiamo morire, ma c’è bisogno oggi di “nuovi preti”, che sono i poeti, sempre pronti a ricordarci che siamo vivi e dobbiamo vivere. Se siete anche voi “poetici”, non perdetevi questo grande evento organizzato (anche) da BombaCarta, a giovedì! Locandina spettacolo

 


L’allenatore lo vedi dal coraggio

10462559_666888793400132_8305972709233344862_nNella mia vita agonistica sono stato un pessimo nuotatore e un mediocre pallanuotista. Durante questo percorso ho incontrato gli allenatori più svariati. Alcuni erano più giovani e improvvisati, altri di consumata esperienza; alcuni erano più bonari, altri ti inseguivano urlando negli spogliatoi. Uno di loro era particolarmente aspro e più volte avevo avuto l’impressione che serbasse, per me, un trattamento più rude di quello cui erano oggetto i miei compagni di squadra. Dopo un episodio più fastidioso dell’usuale, mi decisi a chiedergli il motivo. Immaginavo che avrebbe negato, o che si sarebbe inquietato ancora di più. Invece, la sua risposta mi stupì a tal punto da ricordarla ancora parola per parola. “Tu puoi essere molto più forte di così”, mi disse, “per questo da te pretendo di più. Quando smetterò di parlarti, lì si che ti devi preoccupare”. Non smise mai di parlarmi, ma io non diventai più forte. Ancora oggi mi chiedo se credesse veramente nelle mie potenzialità o fosse solo un modo per tranquillizzarmi. In entrambi i casi, l’episodio ci mostra come un allenatore sia, innanzitutto, un maestro.

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Letture: “Verso il fuorigioco”.

Della riflessione sull’espressione artistica e creativa il più possibile aperta che è propria di Bombacarta ritengo possano far parte anche momenti di cordiale ospitalità verso contributi di provenienze diverse. L’autore di questa recensione è Alex Bardascino, nato a Legnano il 31/10/1988. Attualmente segue il Master in Lingue e letterature moderne presso l’Università di Liegi.

Curreri, Derobertis, Magliani, Comberiati, Lagazzi, Altamura, D’angelo, Sansonna, Bolognini, Giudicetti, Giordano. Non si tratta dell’undici che ha vinto l’ultimo campionato di Serie A o la Champions League bensì di una formazione anomala che dà vita a Una squadra di storie sul calcio, come indica il sottotitolo di Verso il fuorigioco, avvincente raccolta, appunto, di storie connesse con l’universo del pallone, pubblicate dalle Edizioni Il Foglio di Piombino, nel maggio di quest’anno, e curate da Daniele Comberiati e Luciano Curreri (collana “Archivi Diversi” (2), pp. 170, 12 euro). [Continua »]