Tu quoque, fili mi (il ragù, come lo prepara mia madre)

bambini-impastareTre giorni in Calabria per ricaricare le pile logorate dallo stress quotidiano della capitale. A tavola cotolette e fagiolini conditi con un sughetto di pomodori pachino. Non è la cena delle grandi occasioni, piuttosto un classico da lunedì sera che noi comunque adoriamo. Papà sorride dicendo che mamma ha preparato le cotolette per me e intanto la fetta più grande scompare. Il segreto credo sia nell’impanatura, a me ad esempio le cotolette escono sempre un po’ più dure, un po’ meno saporite. Quando ti allontani da casa, speri inconsciamente che la tua compagna distingua almeno la padella dalla bistecchiera. Migliorerà poi. Col tempo, con un po’ di consigli, tanta pazienza. T’illudi che quell’impanatura non rimanga soltanto il ricordo sbiadito di una primavera lontana. Che bisogno c’è di sperimentare, di essere creativi, se sai che la perfezione (condire, amalgamare, asciugare) già esiste, che basterebbe prendere appunti (sbucciare, bollire, lessare) e seguire  meticolosamente (con attenzione) ogni passaggio (servire a tavola, accompagnare, versare). Accettare che un’altra lasagna, con l’uovo sodo e la besciamella a cui non sei abituato, possa essere, se non altrettanto, diciamo diversamente buona, è un dramma per niente semplice da affrontare; Leggi il resto »

BombaCalendario

Officina di espressioni creative
Tema: CUOCO
Sabato 23 maggio 2015 – NUOVO ORARIO: 11,00 (fino alle 17,30 circa)
Via Panama 9, Roma
Laboratorio di lettura “O’Connor”
Lunedì 18 maggio
– ore 19:15
Galleria d’arte “La Nuova Pesa”
Via del Corso 530, Roma
BombaBibbia
Mercoledì 13 maggio  – ore 19:00

Via Panama 9, Roma

BombaCinema
Giovedì 14 maggio – ore 19:30 

Cappella Universitaria Sapienza

BCLings – Scrittura creativa
Galleria d’arte “La Nuova Pesa”
Via del Corso 530, Roma

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Homo Culinarius

cuoco 500

La prossima Officina del 23 maggio, sul tema del “mestiere del cuoco”, promette grandi cose (e forse grandi mangiate); si tratta di un tema che è sempre stato caro all’interno del mondo di BombaCarta. Per prepararci degnamente all’appuntamento è allora cosa buona leggersi questo brano tratto dal saggio di Cesare Pagazzi “La cucina del Risorto” (EMI) considerando che lo stesso teologo lodigiano verrà a Roma il 23 proprio per partecipare all’Officina.. buona e gustosa lettura a tutti!

  1. Homo culinarius

I Vangeli mostrano il Figlio di Dio come l’uomo singolarmente capace di rivelare e restituire la relazione salvifica data dalla carne, familiarità di corpo e mondo, espressa dalla fame e dai cibi tutti buoni. Anche in un altro dettaglio dello stile del Signore circa il cibo si scorge la già notata insistenza evangelica al riguardo. Infatti egli non solo gode della convivialità della tavola e nutre gli affamati, ma si mostra pure intenditore del processo di produzione e approvvigionamento delle materie prime degli alimenti: il frumento da seminare e raccogliere (Mt 13,3-9.24-30), i pesci da pescare e scegliere (Mt 13,47-50), un ortaggio adatto per i condimenti (Mt 13,31-32), il sale per insaporire (Mt 5,13). I Vangeli regalano un altro tratto del portamento di Gesù, quasi per nulla notato: con buona probabilità, sapeva cucinare! Diamo ancora voce alle parabole che mostrano l’attenta osservazione del Signore verso le cose di ogni giorno, dentro cui egli indica il fremito del Regno. Tra le ‘cose di ogni giorno’, annunciatrici del Regno, sta pure la cucina: “Il Regno dei cieli è simile al lievito che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata” (Mt 13,33). Stupiscono la resa puntuale dei gesti (“prendere” e “mescolare”), la menzione agli ingredienti (“lievito” e “farina”), l’allusione al tempo necessario alla lievitazione (“finché non sia tutta lievitata”), ma soprattutto la precisione delle dosi, senza cui è impossibile cucinare: “tre misure di farina” (come ogni cuoco che si rispetti, è tenuta segreta la quantità di un ingrediente, il lievito). [Continua »]


Un vescovo vestito da clown

E per il quinto anno consecutivo BombaCarta è l’animatrice di questo convegno internazionale che ha già dato vita ad una rivista (l’edizione italiana della Chesterton Review) e che vede tra i partners il Chesterton Institute dell’università di Setan Hall nel New Jersey e La Civiltà Cattolica, presso la cui sede di Villa Malta (via di porta pinciana, 1) si svolgerà anche il convegno di quest’anno, il prossimo sabato 9 maggio.

E quest’anno il tema è quanto mai ghiotto… il titolo dato (ispirazione del nostro Paolo Pegoraro) è tratto dalla celebre definizione che diede di Chesterton il grande critico letterario italiano Emilio Cecchi, e questo è solo lo sparo di partenza, siete pronti per la corsa? vi aspettiamo sabato a Villa Malta!

Convegno Civiltà Cattolica Chesterton2015 con logo


Poesia: epica della quotidianità come antidoto della noia?

Carver

Forse sono stati i racconti di mio padre a farmi venire voglia di scrivere. E il fatto che trovavo la mia vita così vuota e insignificante. Tutto quello che leggevo mi sembrava tanto più interessante della mia vita! Sono un sognatore, e ho sempre vissuto le mie fantasticherie. Ecco perché ho cominciato a scrivere. Perché altrimenti era tutto insopportabilmente noioso”.

Per un attimo ho pensato che fosse un’affermazione di Tolkien ma poi ho scoperto che era di Raymond Carver, due autori che possono essere considerati distantissimi, ma è poi così? Certo colpisce questo aspetto “onirico e fantastico” di Carver, sembra contraddire la vulgata, specie italiana, del poeta e romanziere etichettato, a torto, come minimalista. Ma la scrittura è davvero un antidoto alla noia? Bella domanda, fa pensare. [Continua »]


Nel buio la luce splende

Sto leggendo uno dei libri di narrativa italiani più belli degli ultimi anni, mi riferisco a “Le lettere cattive. Una Twin Peaks espistolare” di Cristiano Governa.
E’ una breve raccolta di una dozzina di lettere, perchè per l’autore la lettera è il vero “colpo di scena”, perchè la vita è una “scena” da osservare e ammirare, una scena dove tutto può accadere, essendo il regno della libertà. Ad un certo punto uno degli autori di una delle lettere dichiara: “Io so che è felice, è come se stesse aspettando qualcosa. Come se un ultimo colpo di scena dovesse ancora accadere”. In una battuta il senso del libro, una galleria di ritratti che girano tutti sul tema della felicità e dell’attesa, dello sguardo e della sorpresa. La galleria, è intuibile sin dal titolo e dal sottotitolo, ha i toni e le atmosfere dei film di David Lynch e dei racconti di Flannery O’Connor, tra il grottesco e lo scabroso, ma c’è anche un bel po’ di Fellini, Tim Burton e di Woody Allen, con un pizzico di Chesterton e Borges che non guastano mai.
Se volete saperne di più due modi:
1)leggersi il libro;
2) partecipare alla presentazione organizzata da BombaCarta che si terrà al
DoppioTeatro di via Tunisi 16, venerdì 10 aprile alle 17,30; vi aspettiamo!

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Letture: “Favole del morire” di Giulio Mozzi.

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  1. Del morire.

 Con Favole del morire (Laurana, 2015), da poco più di un mese in libreria, Giulio Mozzi ci propone una riflessione articolata, vertiginosamente consequenziale ed apparentemente asettica sul morire. Non sulla morte, ma sul morire, sull’esserci e non esserci, sulla presenza o assenza di vita o, il che pare proprio lo stesso, sulla presenza o assenza di morte. La morte come metamorfosi, ma anche come durata, il trapasso come stadio intermedio tra due condizioni che a volte si fondono, come ci insegnano angoscianti declini di persone care, lenti di una lentezza che esaspera lo strazio della contemplazione impotente su alterazioni che sfigurano caratteri prima ancora che fattezze. La materia uncina poi ogni coscienza appena un po’ avvertita del proprio attraversare un tempo ed uno spazio limitati da una fine, di tutto o di questo tempo e di questo spazio. Per assioma, non ha limiti, e Mozzi la percorre cogliendo frammenti che possano tornare utili non come elementi di comprensione (siamo al cospetto dell’inconoscibile), né tantomeno di consolazione, ma come ausili alla consapevolezza. Questo libro ci pone di fronte al morire non per capire, non per trarne qualche forma di conforto, ma per ricordarci che c’è, che ci sarà immancabilmente: ci si confronta allora con qualcosa (“qualcosa”? ma la prosa di Mozzi nella sua precisione assoluta, pare lasciare intendere per contrasto quanto siano inadeguate le ordinarie convenzioni espressive per questo tema) che per alcuni “non è un traguardo alla fine di un percorso, ma un niente dove non c’è nemmeno il niente”, come chiosa Lorenzo Marchese nell’illuminante postfazione Una comparsa in frantumi. [Continua »]


Astronauta

Last LaunchNel 2012 il fotografo Dan Winters pubblica “Last Launch”, un libro che raccoglie le fotografie dei tre Shuttle rimasti in servizio (il Columbia, il Discovery e l‘Endeavour) in occasione dei rispettivi ultimi lanci. Le immagini ritraggono ambienti, parti disassemblate, oggetti (i guanti di una tuta spaziale, un pacchetto di M&M’s sotto vuoto), strumenti di bordo. E poi ci sono i lanci: con le fiamme e il fumo denso e abbondante a sottolineare il peso mostruoso dei tre giganti, sollevato con altrettanto mostruosa fatica.

Nonostante il fragore della combustione, le fotografie sono intrise di un misterioso silenzio: non a caso – salvo che per un minuscolo, quasi impercettibile dettaglio – dal libro manca completamente la figura umana. Winters si avvicina a questi colossi come a una cattedrale, vi entra come in un luogo sacro, li fotografa con rispetto, cura, attenzione, ma anche con sgomento e malinconia. Sceglie i loro “ultimi inizi”, dichiarando esplicitamente di preferire la partenza con tutto il suo carico di incertezza al più consolatorio momento del ritorno. L’avventura raggiunge lì, in quel frangente, la massima tensione. [Continua »]


Il mestiere delle armi

La-marcia-di-TopolinoLa guerra è tutta un fastidio. Così sentenzia Giovannino dalle Bande Nere nel film Il mestiere della armi, di Ermanno Olmi. In quel fastidio, Giovannino, capitano di ventura, trova la ragione della sua esistenza e la causa della propria morte. La guerra assume, per lui, i tratti propri dell’inevitabilità, del fato che tutto ordina e dal quale è impossibile fuggire.

Numerosi sono i mestieri delle armi, e non tutti nobili. C’è il romanticismo del duellante, l’onore del soldato, il silenzio dell’assassino, la schiavitù del gladiatore, la precisione del cecchino, l’arroganza del cacciatore. C’è chi le armi le usa e chi le produce. Ci sono armi bianche, atte a tagliare o a infilzare, armi da fuoco, armi intelligenti e armi improprie. La penna, recita l’antico adagio, ne uccide più della spada. Giovannino, che con la spada combatteva, sarà sconfitto dal progresso esplosivo della polvere da sparo. L’inganno di Patroclo è vestito dell’armatura di Achille e la gloria del Pelide è forgiata nella fucina di Efeso. L’aereo che trasportava l’arma più terribile del mondo era battezzato col nome di una pacifica casalinga dell’Iowa.

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