Come decidere

HulotA chi paragonerò questa nostra epoca contemporanea?
Alcuni parlano di un’epoca “autunnale”, in cui le grandi narrazioni e le antiche istituzioni declinano: la religione, la politica, la famiglia non hanno più parole che riescano a colpire, stimolare, accendere speranze.
Altri dicono pure di un vero e proprio “inverno” e sottolineano questo freddo che nasce dalla crisi che nella sua forma più mortifera non è quella economica o finanziaria che da anni sta investendo l’Occidente, ma la crisi delle relazioni, della relazione. La fragilità e la solitudine sembrano essere diventate le cifre più precise della contemporaneità
Pochi vedono in questo scenario i segni di una primavera che di nascosto, sotto terra, comincia timidamente a svelare il suo avvento (anche se alcuni hanno parlato di “primavera” rispetto all’impatto dei quasi due anni e mezzo di pontificato di papa Francesco).
Secondo me la stagione che meglio rappresenta il nostro tempo è proprio l’estate. Leggi il resto »

BombaCalendario

Officina di espressioni creative
Tema: CUOCO
Sabato 23 maggio 2015 – NUOVO ORARIO: 11,00 (fino alle 17,30 circa)
Via Panama 9, Roma
Laboratorio di lettura “O’Connor”
Lunedì 18 maggio
– ore 19:15
Galleria d’arte “La Nuova Pesa”
Via del Corso 530, Roma
BombaBibbia
Mercoledì 13 maggio  – ore 19:00

Via Panama 9, Roma

BombaCinema
Giovedì 14 maggio – ore 19:30 

Cappella Universitaria Sapienza

BCLings – Scrittura creativa
Galleria d’arte “La Nuova Pesa”
Via del Corso 530, Roma

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Ti ho vista che ridevi

loup2Tornato in Calabria per la pausa estiva, il primo libro in cui mi sento di infilare il naso è intitolato Ti ho vista che ridevi (Rubbettino, 208 pagine, 14 euro) e porta la firma del collettivo Lou Palanca. Per chi non ne ha sentito parlare, Lou Palanca è un’esperienza di scrittura collettiva che richiama, già dal nome, il lavoro portato avanti da Luther Blisset (prima e da Wu Ming poi).

Immerso nel romanzo scopro il fenomeno, a me ignoto, di un’emigrazione individuale, femminile, che negli anni 60 spinge tante giovani calabresi fino addirittura nelle campagne langarole rimaste orfane delle contadine del luogo, attratte dalla grande città e dal mito dell’emancipazione. Calabrotte, calabresi, Napoli, eravamo delle donne oneste, pulite, lavoratrici che qui hanno trovato una vita e ci si sono arrampicate sopra. Un’altra vita. L’unica possibile. Dora Lucà, costretta dal padre ad abbandonare alle cure della sorella un figlio che non doveva nascere, a partire verso l’ignoto, è una di queste donne. Esco a fare due passi e chiedo ai miei amici prima, poi alle mie zie anche più anziane se anche qui a Verzino sono passati i bacialè, così chiamati i ruffiani che combinavano i matrimoni, che cercavano in giro per la Calabria ragazze da maritare e mostravano poi ai contadini langaroli le foto di queste giovani belle, possenti, abituate alla fatica, ancora immuni al richiamo della fabbrica torinese. [Continua »]


In vacanza, evitando viagra e valium

4 oscarQualche tempo fa Francis Ford Coppola, il grande regista italo-americano, ricevendo l’ennesimo, meritato, premio alla carriera, ha pronunciato un breve discorso, comunicando una sua preoccupazione rispetto allo stato dell’industria cinematografica americana (che in questi tempi sta confermando il suo ottimo stato di salute, almeno al botteghino) e lo ha fatto usando la seguente metafora: “è come se l’industria farmaceutica, per fare felici i suoi clienti, producesse soltanto eccitanti e tranquillanti, viagra e valium”. In altri termini i film sono sempre di più “adrenalitici”, soprattutto d’estate, o rassicuranti: evitando di “sfidare” lo spettatore, gli offrono comodamente quello che egli già si aspetta e vuole vedere. E, aggiungo io, ovviamente le due cose sono perfette sponde reciproche, una tiene l’altra, l’adrenalina dei film gonfiati e muscolari fa da sponda al cinema ripetitivo e tranquillizzante. Forse il cinema, la vera arte del cinema, sta nel mezzo, in quel sentiero sottile e periglioso che evita le insidie della Scilla del viagra e della Cariddi del valium. [Continua »]


Ozio, negozio (e creatività)

Van-Gogh-La-sedia-1888La stagione di BombaCarta che si avvia alla conclusione è stata dedicata al tema dei mestieri e dei negozi. Può sorprendere che BombaCarta, un’associazione culturale, qualcosa quindi che si immagina imperniata sul concetto di “otium”, dedichi tanta attenzione al “negotium”, però chi conosce la storia di questo stravagante ed eteregeneo gruppo di persone che, continuamente rinnovandosi, sin dal 1998 si riuniscono mensilmente per confrontarsi sul vasto campo dell’arte e della bellezza, non si meraviglierà per l’attenzione data alla dimensione “fattiva” dell’uomo. Non è un caso nè uno scherzo linguistico che il cuore della vita sociale di BC sia da sempre l’incontro che è stato da sempre denominato “Officina” e che poi dopo qualche anno siano nati altre modalità di incontro definiti “laboratori”. Del resto l’otium latino non è pura assenza del “negozio”, ma tempo opportuno e fecondo per la (ri)creatività umana. E così anche se non dovesse essere il tema della nuova stagione, questa riflessione che abbiamo condotto in tutti questi mesi sul rapporto tra mestiere e mistero (per dirla con Flannery O’Connor) ancora sta lavorando dentro di noi e la semina porterà frutti duraturi, anche durante l’estate che sta esplodendo in questi giorni di giugno. [Continua »]


Homo Culinarius

cuoco 500

La prossima Officina del 23 maggio, sul tema del “mestiere del cuoco”, promette grandi cose (e forse grandi mangiate); si tratta di un tema che è sempre stato caro all’interno del mondo di BombaCarta. Per prepararci degnamente all’appuntamento è allora cosa buona leggersi questo brano tratto dal saggio di Cesare Pagazzi “La cucina del Risorto” (EMI) considerando che lo stesso teologo lodigiano verrà a Roma il 23 proprio per partecipare all’Officina.. buona e gustosa lettura a tutti!

  1. Homo culinarius

I Vangeli mostrano il Figlio di Dio come l’uomo singolarmente capace di rivelare e restituire la relazione salvifica data dalla carne, familiarità di corpo e mondo, espressa dalla fame e dai cibi tutti buoni. Anche in un altro dettaglio dello stile del Signore circa il cibo si scorge la già notata insistenza evangelica al riguardo. Infatti egli non solo gode della convivialità della tavola e nutre gli affamati, ma si mostra pure intenditore del processo di produzione e approvvigionamento delle materie prime degli alimenti: il frumento da seminare e raccogliere (Mt 13,3-9.24-30), i pesci da pescare e scegliere (Mt 13,47-50), un ortaggio adatto per i condimenti (Mt 13,31-32), il sale per insaporire (Mt 5,13). I Vangeli regalano un altro tratto del portamento di Gesù, quasi per nulla notato: con buona probabilità, sapeva cucinare! Diamo ancora voce alle parabole che mostrano l’attenta osservazione del Signore verso le cose di ogni giorno, dentro cui egli indica il fremito del Regno. Tra le ‘cose di ogni giorno’, annunciatrici del Regno, sta pure la cucina: “Il Regno dei cieli è simile al lievito che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata” (Mt 13,33). Stupiscono la resa puntuale dei gesti (“prendere” e “mescolare”), la menzione agli ingredienti (“lievito” e “farina”), l’allusione al tempo necessario alla lievitazione (“finché non sia tutta lievitata”), ma soprattutto la precisione delle dosi, senza cui è impossibile cucinare: “tre misure di farina” (come ogni cuoco che si rispetti, è tenuta segreta la quantità di un ingrediente, il lievito). [Continua »]


Un vescovo vestito da clown

E per il quinto anno consecutivo BombaCarta è l’animatrice di questo convegno internazionale che ha già dato vita ad una rivista (l’edizione italiana della Chesterton Review) e che vede tra i partners il Chesterton Institute dell’università di Setan Hall nel New Jersey e La Civiltà Cattolica, presso la cui sede di Villa Malta (via di porta pinciana, 1) si svolgerà anche il convegno di quest’anno, il prossimo sabato 9 maggio.

E quest’anno il tema è quanto mai ghiotto… il titolo dato (ispirazione del nostro Paolo Pegoraro) è tratto dalla celebre definizione che diede di Chesterton il grande critico letterario italiano Emilio Cecchi, e questo è solo lo sparo di partenza, siete pronti per la corsa? vi aspettiamo sabato a Villa Malta!

Convegno Civiltà Cattolica Chesterton2015 con logo


Tu quoque, fili mi (il ragù, come lo prepara mia madre)

bambini-impastareTre giorni in Calabria per ricaricare le pile logorate dallo stress quotidiano della capitale. A tavola cotolette e fagiolini conditi con un sughetto di pomodori pachino. Non è la cena delle grandi occasioni, piuttosto un classico da lunedì sera che noi comunque adoriamo. Papà sorride dicendo che mamma ha preparato le cotolette per me e intanto la fetta più grande scompare. Il segreto credo sia nell’impanatura, a me ad esempio le cotolette escono sempre un po’ più dure, un po’ meno saporite. Quando ti allontani da casa, speri inconsciamente che la tua compagna distingua almeno la padella dalla bistecchiera. Migliorerà poi. Col tempo, con un po’ di consigli, tanta pazienza. T’illudi che quell’impanatura non rimanga soltanto il ricordo sbiadito di una primavera lontana. Che bisogno c’è di sperimentare, di essere creativi, se sai che la perfezione (condire, amalgamare, asciugare) già esiste, che basterebbe prendere appunti (sbucciare, bollire, lessare) e seguire  meticolosamente (con attenzione) ogni passaggio (servire a tavola, accompagnare, versare). Accettare che un’altra lasagna, con l’uovo sodo e la besciamella a cui non sei abituato, possa essere, se non altrettanto, diciamo diversamente buona, è un dramma per niente semplice da affrontare; [Continua »]


Poesia: epica della quotidianità come antidoto della noia?

Carver

Forse sono stati i racconti di mio padre a farmi venire voglia di scrivere. E il fatto che trovavo la mia vita così vuota e insignificante. Tutto quello che leggevo mi sembrava tanto più interessante della mia vita! Sono un sognatore, e ho sempre vissuto le mie fantasticherie. Ecco perché ho cominciato a scrivere. Perché altrimenti era tutto insopportabilmente noioso”.

Per un attimo ho pensato che fosse un’affermazione di Tolkien ma poi ho scoperto che era di Raymond Carver, due autori che possono essere considerati distantissimi, ma è poi così? Certo colpisce questo aspetto “onirico e fantastico” di Carver, sembra contraddire la vulgata, specie italiana, del poeta e romanziere etichettato, a torto, come minimalista. Ma la scrittura è davvero un antidoto alla noia? Bella domanda, fa pensare. [Continua »]