“Da un grande potere derivano grandi responsabilità”

Dimmi chi è il tuo eroe e ti dirò chi sei – di Margherita Morelli

“Sei il mio eroe…” dice ancora un po’ sconvolta, ma già con un bagliore speciale negli occhi, la bella fanciulla la cui borsetta era stata arraffata da un fulmineo scippatore, mentre vede tornare vittorioso il giovane salvatore che ha recuperato la suddetta borsetta e che ora corre a passi leggeri verso di lei, avvicinandosi già al suo cuore.

È il suo eroe, dunque, ma è anche l’aitante coprotagonista della commedia romantica che stiamo guardando, nonché l’esempio “vivente” di quanto spesso ci capiti di sentire o pronunciare – o leggere in questo caso – la parola “eroe” senza neppure pensarci. Eppure questa è una parola antichissima, che ha viaggiato attraverso i millenni, rimanendo in alcune lingue pressoché invariata rispetto alla sua forma originaria – il greco ἥρως (hrōs). [Continua »]


[Report] Officina di dicembre 2019

Valerio

A partire dalla celeberrima scena di Blade Runner, possiamo scomporre la frase usata dal replicante Roy Batty in tre momenti: 1) ho visto cose (cioè ho realmente vissuto, ho compiuto un’esperienza); 2) che voi non potete neanche immaginare (dunque cose “enormi” e incomunicabili); 3) (che, non raccontandole) scivoleranno via come lacrime nella pioggia (e moriranno con me).

A questa scena offre un divertente controcanto il racconto inventato da Manuel Fantoni in Borotalco, che capovolge la situazione. Manuel non ha “visto cose” – o quantomeno non ha visto quel che racconta – e  dunque può solo immaginare un’esistenza meno noiosa di quella che lo ha contraddistinto. [Continua »]


La magia della parola e dell’occhio

Ancora una volta l’editoriale che apre alla prossima imminente Officina fornisce più di uno spunto di riflessione. E ancora una volta BC si riconferma il “contenitore” dove le cose accadono e per una strana magia si incontrano e si incrociano pur provenendo da… galassie diverse.

Vorrei partire dalla parola “magia” e dall’intreccio (casuale?) di questo tema di Officina con una delle mie ultime letture, “Amatissima” di Toni Morrison, premio Nobel per la letteratura nel 1993.

Il romanzo è un affresco della condizione degli schiavi in America a pochi anni dalla fine della Guerra di Secessione: un dipinto della condizione femminile, uno spaccato crudo e potente del rapporto madre-figlia in una società dove essere donna e di colore era il mix di condizioni peggiori in assoluto. Una madre, due figlie; un crudele infanticidio e una vita, anzi tre vite che vanno avanti e si intrecciano senza lambire la storia più grande, quella con l’iniziale maiuscola. E la presenza (o le presenze) di spiriti, ombre così forti da essere reali. [Continua »]


Ho visto cose (che voi umani…)

Il primo giorno del nuovo lavoro, ancora frastornato dai cambiamenti e dagli obblighi burocratici, la responsabile mi ha condotto nella stanza di A., la collega con più anzianità di servizio, dove – nel giro di circa un’ora – ho ricevuto un estremo sunto degli ultimi venti anni di storia dell’ufficio. A., prossima alla pensione, rappresenta la nostra memoria storica e, di conseguenza, si è rivelata come un’autentica miniera di aneddoti e ricordi, inesauribili nel numero e inestimabili nel valore, oltre che nella passione con cui sono stati riferiti.

Mi piace iniziare con un esempio tratto dal quotidiano – simile a tanti di cui tutti abbiamo avuto esperienza – che ci consenta di cogliere un primo e inequivocabile dato sul tema scelto per questo mese: non è necessario aver osservato i “raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser” per poter affermare che “ho visto cose”. La citazione scelta questo mese riprende, ancora una volta, un grande classico della cinematografia, ossia Blade Runner, che nelle scene conclusive raggiunge il proprio climax nel dialogo/monologo, rivolto dal replicante Roy Batty al cacciatore di automi Deckard:

“I’ve seen things you people wouldn’t believe, attack ships on fire off the shoulder of Orion, I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gate. All those moments will be lost in time, like tears in rain. Time to die.”

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[Report] Officina di novembre 2019

Valerio

Nella celebre scena tratta dal film Fracchia, la belva umana (vedetela tutta e scoprirete un’altra citazione sbagliata) si fronteggiano il MegaDirettoreGalattico e il malcapitato dipendente, ovvero un sistema di potere (disumano) espresso nelle forme di un individuo (umano) che viene esercitato contro un soggetto (umano) asservendolo alla stregua di un animale (inumano).

Ma cos’è il potere? La facoltà di poter determinare da sé le proprie possibilità. Come afferma, tautologicamente, Cersei Lannister nella serie Game of Thrones “power is power”. [Continua »]


Homo sum

Essere umani? Fra le infinite sfumature c’è anche quella dell’impossibilità per l’uomo di evitare errori o colpe.

Lo ha scritto meravigliosamente Terenzio nell’Heautontimorumenos (I, 1, 25), dove l’anziano Cremete afferma: “homo sum, humani nihil a me alienum puto”.

Ovvero: sono uomo, non ritengo estraneo a me niente di ciò ch’è umano. Come a dire: se sei uomo, sei uomo fino in fondo. Sbagli, cadi e ti rialzi. E rimani uomo. Con tutti i tuoi errori. E le tue bellezze.

E non è solo una questione tautologica. [Continua »]


“Com’è umano Lei!”

“Com’è umano Lei!”, commenta l’impotente travet in risposta alle affermazioni – che tutto sembrano fuorché umane – provenienti dal proprio datore di lavoro. Il celebre tormentone di Paolo Villaggio, nella doppia veste di Fracchia/Fantozzi, risuona come l’arresa definitiva del povero impiegato di fronte allo strapotere finanziario e burocratico dei padroni. Svuotato di una propria volontà, bastonato dalla vita (non solo) lavorativa, fallito nei rari lampi di orgoglioso riscatto, a Fracchia/Fantozzi rimane soltanto l’ammissione della propria sconfitta, riconoscendo al nemico la qualità che, più di tutte, gli difetta: l’umanità.

Perché l’avversario di Fracchia/Fantozzi di umano ha ben poco. Che assuma le fattezze del MegaDirettoreGalattico o di un centurione romano, egli è comunque il simbolo e il tramite di un potere macchinico, che si impone sull’uomo, riducendolo a un insicuro e patetico omino. Da un lato, dunque, riecheggia la summa divisio di Totò tra uomini e caporali, dall’altro rinvia alla più articolata elencazione svolta dal mafioso Don Mariano, nel romanzo di Sciascia Il giorno della civetta: [Continua »]