State contenti, umana gente, ‘al quia’

Decifrare i dati, legarli uno ad uno perché emerga un significato. Di alcuni di essi ci sembra di intravedere il senso, di altri non resta che un grande punto interrogativo. Dove sta scritto, però, che ogni arcano debba essere svelato, che ogni nodo debba essere sciolto, possibilmente prima dello scadere del tempo? Qui si tratta della vita, non delle condizioni sulla trasparenza di un contratto commerciale, qui tutto è più complicato. Ci sono alcuni autori della letteratura che ci richiamano al fatto che non tutto è da spiegare, ma tutto da comprendere, da mettere nello zaino e portarselo dietro per sempre come problema. Autori che, pur non negando un senso della storia, ci ricordano che occorre un tempo di svelamento, liberandoci da un’ansia di dimostrabilità immediata.

Federigo Tozzi, scrittore senese di cui quest’anno ricorrono i cento anni dalla morte, parla di misteriosi atti nostri. Misteriosi significa che qualcosa di insondabile li percorre come una vena d’acqua carsica. Non solo, dunque, il mistero abita quello che ci accade, ma perfino quello che agiamo – o pensiamo di agire – noi. Con le sue opere Tozzi ci ricorda proprio che le cose accadono spesso impreviste e insondabili. In Bestie, raccolta di prose brevi, ogni racconto è segnato dal far capolino – quasi a caso – di un animale: la voce narrante ci sta descrivendo una scena familiare, un paesaggio, una preoccupazione e improvvisamente, sotto la finestra di casa, passano degli agnelli che qualcuno porta a vendere al mercato. Oppure durante un litigio a tavola tra moglie e marito, proprio quando i due stanno per venire alle mani per la minestra non salata a dovere, una formica si infila nell’orlo del fiasco: bisogna mettere in salvo il vino e la lite svanisce. [Continua »]


Scelte

“O la borsa, o la vita!” minacciano il Gatto e la Volpe incappucciati, cercando di derubare il povero Pinocchio nella versione musical della fiaba. Il burattino, terrorizzato e preso alla sprovvista, risponde: “Quale borsa, quale vita!”

Di fronte ad un aut aut così improvviso e perentorio, l’unica risposta che Pinocchio ha è la confusione: in una situazione complicata in cui è in ballo la sua stessa vita, si ritrova senza scampo nell’impossibilità di scegliere. D’altronde, era giunto al “Campo dei Miracoli” con la cieca convinzione di essere sulla strada per cambiare definitivamente ogni cosa; poco prima che calassero le tenebre, nel crepuscolo della sera, cantava: “Questa notte è perfetta e cambia la vita mia”, sognando una vera e propria notte dei miracoli, per poi scontrarsi poco dopo con una realtà fatta di inganno, avarizia e crudeltà, in una situazione completamente estranea alla sua percezione del mondo.

Insomma, possiamo ben capire il suo totale spaesamento di fronte a una minaccia di morte; non è certo facile trovare la risposta giusta, la scelta migliore, sottoposti a una pressione del genere. Lo sa bene Sherlock Holmes quando, nella serie televisiva della BBC, si ritrova a dover scegliere tra la vita di John, il suo migliore amico e quella di suo fratello Mycroft: secondo le regole del gioco che i tre sono costretti a giocare, la scelta è e può essere solo binaria e per cinque lunghi minuti sembra non poter essere altro. [Continua »]


Ripartire dalle storie

Kung San Storyteller, 1947 (Nat Farbman)

Abbiamo bisogno di storie per salvarci in questo 2021. Nel 2020 hanno trionfato le statistiche e i decreti, le norme e le regole. Cose necessarie. Ma per salvarci abbiamo bisogno di esperienze, racconti e persino poesia. Per vivere e affrontare il dramma abbiamo bisogno di senso.

In mezzo a tanti auguri densi di retorica, di buoni propositi e di immancabili polemiche, lo spunto più illuminante – di certo non il primo – l’ho ricevuto da un tweet di Antonio Spadaro. Senza dubbio, l’anno appena trascorso è stato l’anno dei bollettini, di una comunicazione asettica e anestetizzata, dove i numeri si sono inevitabilmente sostituiti ai volti, mentre la narrazione degli eventi è stata affidata essenzialmente a curve e indici. Per interpretare la realtà abbiamo fatto ricorso al presenzialismo degli esperti, che, almeno nella maggioranza dei casi, hanno ceduto alle lusinghe televisive, andando ben oltre i confini delle loro competenze e, appunto, esperienze.

E tuttavia nessun bollettino, per quanto terribile, ha conservato la potenza e l’efficacia dell’immagine di una colonna di carri militari che attraversavano il centro di Bergamo con il loro nefasto carico. Perché in quella foto è compresa una storia, che va oltre il mero dato fattuale. Scriveva Saba in una delle sue Scorciatoie:

I fatti preesistono. Noi li scopriamo, vivendoli.

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L’angelo rosso (Gilbert Keith Chesterton)

Esistono per davvero esseri umani che pensano che le fiabe facciano male ai bambini. (…) Una signora mi ha scritto un’onestissima lettera in cui afferma che le fiabe, fossero pure vere, non dovrebbero comunque essere insegnate ai bambini. Sostiene che sia crudele raccontare loro le fiabe, perché li spaventano. Allo stesso modo allora potremmo considerare crudele il dare alle ragazze romanzi sentimentali, perché le fanno piangere.

Ogni discorso di questo tipo si basa su una completa dimenticanza di ciò che un bambino è, che è invece il solido fondamento di tanti programmi educativi. Se tieni lontani dai bambini orchi e folletti maligni, se li creeranno da soli. (…) Un bimbetto può immaginare mostri talmente grandi e talmente neri da non poter essere disegnati, e dare loro nomi talmente lugubri e cacofonici che non compaiono nemmeno nelle urla di un pazzo. Al bambino, tanto per cominciare, di solito piacciono gli orrori, ed egli continua a concederseli anche quando non gli piacciono più. È tanto difficile nel suo caso definire esattamente dove cominci il puro dolore, come lo è nel nostro quando entriamo di nostra spontanea volontà nella camera di tortura di una grande tragedia. La paura non nasce dalle fiabe: la paura nasce dall’universo dell’anima.

(…) Le fiabe, dunque, non hanno la colpa di infondere paura nei bambini, o qualunque forma di paura; non sono le fiabe a formare nei bambini il concetto del male o del brutto: esiste già, nel bambino, perché già esiste nel mondo. Non sono le fiabe a dare al bambino la sua prima idea di orco. Ciò che le fiabe gli danno è la prima idea chiara della possibile sconfitta dell’orco. Il bimbo ha conosciuto intimamente il drago fin da quando possiede l’immaginazione. Ciò che la fiaba gli offre è un san Giorgio che uccida il drago. [Continua »]


Enigmi

La figura del risolutore di enigmi sembra avere una fortuna intramontabile nella produzione letteraria (e includo nella definizione anche cinema e fumetti).

Non è sempre stato così, e nel sorgere delle fortune dei “detective” si può leggere la nascita di una fede (prima che fiducia) nella capacità umana di sbrogliare la matassa della complessità del mondo attraverso la sola razionalità.

Non è un caso che la principale figura di questo tipo, Sherlock Holmes, nasca in un contesto che vede il positivismo al massimo del suo splendore.

Sherlock e tutti i suoi epigoni possono differire per stile e metodologie, ma la questione alla fine è sempre quella: in quella situazione sembra non ci si capisca nulla, ma una mente allenata può fare luce. È un sogno ottimista sulle capacità umane. [Continua »]


A partire da… The Jungle di Upton Sinclair

“L’acziavimas è una cerimonia che, una volta iniziata, si protrae per tre o quattro ore, e si concretizza in una danza ininterrotta. Gli ospiti formano un grande anello tenendosi per mano e, quando la musica si avvia, iniziano a muoversi in un cerchio. Al centro si erge la sposa e, uno a uno, gli uomini entrano nel cerchio e danzano con lei. Ognuno balla per diversi minuti, finché gli pare e piace, ma è un procedimento molto allegro, con risate e canti, e non appena il ballerino ha finito, si ritrova faccia a faccia con Teta Elzbieta che gli porge il cappello. Dentro il cappello il ballerino lascia cadere una somma di denaro, un dollaro, o forse cinque, a seconda di quanto può ma anche del valore che attribuisce al privilegio di aver ballato con la sposa. Tutti gli ospiti sono tenuti a pagare per questo spettacolo; (…) del resto, le somme che se ne vanno via per organizzare una festa del genere non sono uno scherzo. Ammontano certamente a più di duecento dollari e forse anche trecento, e trecento dollari è più di quanto percepisca all’anno la maggior parte di queste persone presenti nella sala.

Ci sono uomini che lavorano dalla mattina presto fino a tarda notte in cantine gelide, dove ci sono due centimetri di acqua sul pavimento; uomini che per sei o sette mesi all’anno non vedono mai la luce del sole dalla domenica pomeriggio fino al mattino della domenica seguente, e che non arrivano a guadagnare, nonostante questo, trecento dollari in un anno. Ci sono bambini che a malapena arrivano a toccare la parte superiore dei banchi di lavoro, i cui genitori hanno mentito sulla loro età per farli lavorare, e che non fanno nemmeno la metà di trecento dollari l’anno, e forse neanche un terzo, per la verità. Eppure questa gente spende una tale somma, tutta in un solo giorno, per una festa di nozze! (…) È una cosa alquanto imprudente, persino tragica… ma, Dio del cielo, è così bella! A poco a poco questa povera gente ha dovuto rinunciare a tutto il resto, ma a questa faccenda della festa di nozze non rinuncia affatto, ci si è aggrappata con tutta la potenza della propria anima … non si può rinunciare alla vaselija! Farlo significherebbe non solo darsi per vinti, ma riconoscere la sconfitta e la differenza tra queste due cose è ciò che mantiene in vita il mondo.

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Continuando a cercare

In uno dei tanti futuri possibili tratteggiati dalla serie tv Netflix Love, Death & Robots si muove Zima Blue, uno strano e geniale artista disposto a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo. Anche in un mondo fantascientifico in cui è possibile viaggiare tra galassie e modificare a piacimento il proprio corpo aggiungendovi elementi meccanici, l’artista è pur sempre un artista e il suo scopo non può che essere la ricerca del significato dell’esistenza e la costruzione di senso. La voce della narratrice ci informa che:

Si sa molto poco della storia di Zima. Gira voce che abbia iniziato la sua carriera artistica con i ritratti. Ma per Zima la forma umana era un soggetto troppo insignificante. La ricerca di un significato più profondo lo ha spinto a cercare oltre, all’interno del cosmo.

Zima così comincia a dipingere paesaggi, quelli che è possibile vedere in questo futuro in cui l’uomo ha conquistato lo spazio: pianeti, stelle, galassie. Spera che le rappresentazioni dettagliate e naturalistiche gli rivelino i segreti della realtà. Ma si accorge ben presto dei limiti del suo tentativo. [Continua »]