OpenLab virtuale – pt. 4: Baptiste Beaulieu, Alors voilà

Prosegue l’OpenLab nella sua versione virtuale, adatta al momento che stiamo vivendo e sperimentazione di un “modello” per la condivisione e il commento di un testo a distanza.

Ginevra – Baptiste Beaulieu,  Alors voilà: les 1001 vies des urgences

Faccio una piccola premessa al testo che state per leggere. Purtroppo una versione italiana non esiste, ma il brano mi piaceva troppo per non proporlo, quindi mi sono ingegnata e ho provato a tradurlo io, quindi scusate se magari stilisticamente non risulterà “piacevole” come avrebbe potuto esserlo se tradotto da un traduttore professionista. Si fa quel che si può…

Fabienne arrossisce, non è abituata a ricevere complimenti! Eppure, ne meriterebbe. Almeno quindici minuti al mattino e quindici la sera. 

Fabienne ha quarant’anni. Lavora come infermiera per le cure palliative da migliaia di anni. A tavola, quando un qualche invitato comincia a criticare il servizio pubblico, amo citare il caso di Fabienne. Una buona ragione per pagare le tasse.

Caricata a 100 000 volt, non vede che il lato buono delle persone. Io ci vedo una discreta e irresistibile forma di coraggio. Affronta la vita, la malattia e la morte, ma sempre con entusiasmo. Quando spinge il suo carrello per i corridoi, un facocero e un suricato la seguono cantando “Hakuna Matata”.

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OpenLab virtuale – pt. 3: Pascoli e fuochi nella notte

Prosegue l’OpenLab nella sua versione virtuale, adatta al momento che stiamo vivendo e sperimentazione di un “modello” per la condivisione e il commento di un testo a distanza.

Greta – Il focolare, in Primi poemetti (Giovanni Pascoli)

“È notte. Un lampo ad or ad or s’effonde,
e rivela in un gran soffio di neve,
gente che va nè dove sa nè donde.
Vanno. Via via l’immensa ombra li beve.
E quale è solo e quale tien per mano
un altro sè dal calpestìo più breve.
E chi gira per terra l’occhio vano,
e chi lo volge al dubbio d’una voce,
e chi l’inalza verso il ciel lontano,
e chi piange, e chi va muto e feroce.
Piangono i più. Passano loro grida
inascoltate: niuno sa ch’è pieno,
intorno a lui, d’altro dolor che grida.

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OpenLab virtuale – pt. 2: Lucia Berlin

Prosegue l’OpenLab nella sua versione virtuale, adatta al momento che stiamo vivendo e sperimentazione di un “modello” per la condivisione e il commento di un testo a distanza.

Tiziana – La lavanderia a gettoni di Angel, in La donna che scriveva racconti (Lucia Berlin)

“Per mesi, da Angel, io e l’indiano non ci rivolgemmo la parola. Ce ne stavamo seduti l’uno accanto all’altra su due sedie di plastica gialla, attaccate, come quelle degli aeroporti. Le sedie scivolavano sul linoleum pieno di crepe con un rumore che faceva stridere i denti. Lui stava seduto e ogni tanto beveva un sorso di Jim Beam, e mi guardava le mani. Non direttamente, ma nello specchio di fronte a noi, sopra le lavatrici Speed Queen. All’inizio la cosa non mi dava fastidio. Un vecchio indiano che mi fissava le mani attraverso lo specchio sporco, tra il cartello ingiallito Stiratura 12 capi $ 1,50 e le preghiere della serenità in arancione fosforescente: Dio concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare.

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OpenLab virtuale – pt. 1: Cortázar e le formiche

In periodo di quarantena, anche molte attività di BombaCarta diventano virtuali: iniziamo con l’OpenLab, che consiste nella condivisione e nel commento di un testo.

Valerio – Istruzioni per ammazzare le formiche a Roma, in Storie di cronopios e famas (Julio Cortázar)

Le formiche si mangeranno Roma, sta scritto. Fra le lastre di pietra vanno; lupa, quale corso di pietre preziose ti seziona la gola? Da qualche parte le acque qui escono dalle fonti, le ardesie vive, i tremuli cammei che a notte fonda biascicano la storia, le dinastie e le commemorazioni. Dovremmo trovare il cuore che fa pulsare le fonti perché si premunisca contro le formiche, e organizzare in questa città turgida di sangue, di cornucopie ritte come mani di cieco, un rito di salvazione affinché il futuro si limi i denti sui monti, si trascini ammansito e senza forze, completamente senza formiche.
Prima di tutto cercheremo di individuare la dislocazione delle fonti, cosa facile perché nelle mappe a colori, nelle piante monumentali, le fonti hanno anche zampilli e cascate celesti, basta cercarle bene e iscriverle in un recinto di matita blu, non rossa perché una buona mappa di Roma è rossa, come Roma. Sul rosso di Roma la matita blu traccerà un recinto viola attorno a ogni fontana, e solo così possiamo essere certi che ci sono tutte, che ne vediamo i fiorami.

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Sospensione temporanea delle attività dal vivo di BC

Da diverse settimane la preoccupazione per il coronavirus tiene banco sui maggiori organi di informazione. Una risposta non sempre ben concertata delle istituzioni e le opinioni a volte contraddittorie degli esperti chiamati in causa rischiano di generare confusione ed eccessivo allarme nella popolazione.

Avendo diverse attività “dal vivo”, abbiamo seguito con attenzione gli sviluppi sin dalle sue prime fasi.

La situazione non va drammatizzata ma neanche minimizzata: siamo di fronte a una malattia che, al momento, non costituisce un pericolo grave per la maggior parte della popolazione. D’altro canto, sentiamo il dovere di proteggere le fasce più vulnerabili o sfortunate, di aiutare il Sistema Sanitario a gestire le emergenze e di seguire, anche più rigidamente del dovuto, le indicazioni del Ministero e degli organi competenti.

Abbiamo quindi deciso, dopo una valutazione attenta dei pro e dei contro, di sospendere le attività dal vivo per il mese di marzo e rinviarle – per il momento – ad aprile. Secondo come procede la situazione, decideremo se prendere altre iniziative: farà fede il calendario in alto a sinistra nella nostra home page e vi terremo aggiornati tramite questo sito e i nostri social (Facebook, Instagram, Twitter).

Con l’occasione, invitiamo tutti a tenersi aggiornati tramite i canali ufficiali:

e di seguire le semplici pratiche indicate dal Ministero:

È un piccolo disagio da sostenere per il bene comune. Cercheremo di “compensare” l’assenza con una più intensa attività virtuale, quindi continuate a seguirci (e, se volete, a suggerirci iniziative o attività alternative).

Grazie, ci “rivediamo” presto e avanti tutta!


“Ah, mi dispiace: ma io so’ io e voi…”

Qual è il senso del nome che ognuno di noi porta, dal momento in cui nasce fino alla sua morte?

Certamente il nome è qualcosa di tuo, ma non sei tu a sceglierlo, poiché ti viene dato; né sei tu a usarlo, nonostante serva a te per distinguerti dagli altri. Sono proprio gli altri a dare senso al nome, nel momento in cui ci viene chiesto: “Come ti chiami?”, a cui rispondiamo con facilità.

Non è altrettanto immediato rispondere alla domanda “Chi sei?” perché la mediazione del nome sparisce e ci viene richiesto qualcosa di più complesso: la nostra identità. L’identità non ci viene data, ma si costruisce nel tempo, attraverso quelle stesse relazioni con gli altri che consentono a un individuo di trovare il suo senso d’essere.

Il Marchese del Grillo può affermare “io so’ io” proprio perché si confronta con altri, che non sono nulla. Nella frase “Io so’ io e voi non siete un ca**o” la relazione si fonda su una disparità tra due parti, anzitutto numerica – tra “io” e “voi” – e in questo caso specifico sociale, poiché l’uno è marchese e gli altri sono popolo. [Continua »]


L’eternità del tempo

È nelle librerie il nuovo libro di Rosa Elisa Giangoia. Un romanzo storico (Febe. Dal tempo all’eterno) dedicato a due importanti protagoniste femminili che ci accompagnano in un racconto che si snoda fra presente e passato: Febe e la Storia stessa, quella con l’iniziale maiuscola.

Per BombaCarta Rosa Elisa è un’amica, un sostegno e una costante occasione di confronto.

A seguire la recensione di Mayra Novelo a quest’ultima fatica di Rosa Elisa, che, tra i moltissimi interessi e le mille occupazioni, è anche animatrice dell’associazione “Il Gatto Certosino”, con sede a Genova.

Nell’attuale panorama culturale può apparire davvero coraggioso il nuovo romanzo di Rosa Elisa Giangoia Febe. Dal tempo all’eterno, in quanto ripropone come tema centrale della narrazione la scelta della fede cristiana nella fiduciosa speranza della salvezza eterna.

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