Attraverso la soglia

Nel settimo libro della Repubblica, Platone immagina gli uomini rinchiusi in una caverna profonda, stretta e in pendenza: una specie di vicolo cieco, dove essi hanno vissuto per tutta la loro vita, con gambe, testa e collo incatenati ad un muro, impossibilitati a volgere il loro sguardo dietro di loro, dove percepiscono la luce di un fuoco che arde. Sopra il muro, vi è una strada rialzata, trafficata da altri uomini che portano in mano forme di vari oggetti, persone, piante, animali. Attraverso il fuoco, tali forme vengono proiettate come ombre sul muro di fronte agli uomini incatenati. In questo modo, non avendo esperienza diretta del mondo fuori, essi credono che ciò che stanno vedendo non sia altro che la proiezione del mondo esterno, invece che una sua presentazione. A questo punto, Platone ci suggerisce che se, per qualche ragione, un uomo potesse liberarsi dalle catene e volgere, finalmente, lo sguardo verso il fuoco, verrebbe prima di tutto abbagliato dalla luce, ma farebbe subito dopo esperienza del mondo sensibile attraverso la visione degli uomini veri. Dopo aver potuto assaggiare il mondo, l’uomo non potrebbe effettivamente più tornare dagli altri uomini incatenati: non gli basterebbe più la rappresentazione dello stesso, e vorrebbe naturalmente ampliare la sua conoscenza in modo diretto. [Continua »]


[Report] Officina di gennaio 2017

Vero uguale verosimile? Finto uguale falso? Reale uguale reality? Officina un poco insidiosa, dove bisogna stare attenti ai confini tra le parole. Anche perché quei confini, a volte, sono dei veri e propri burroni. Occhio a dove si mettono i piedi!

Paolo – Ogni bugia è arte? E ogni arte è bugia?

Partiamo da una provocazione di Vladimir Nabokov secondo cui la letteratura è nata il giorno in cui un ragazzo è fuggito gridando “Al lupo! Al lupo!”, ma dietro di lui non c’era nessuno. Sembrerebbe che l’origine della menzogna e quella della letteratura coincidano. Possibile? Fingere significa banalmente “mentire”? Perché le nostre panzane hanno le gambe corte, mentre le opere d’arte lunghissime, tanto da scavalcare i secoli.
Ci siamo rivolti allora al padre della letteratura occidentale: Omero, un cieco. Simbolo o personaggio storico che sia, la condizione di cecità è perfetta per descrivere non solo l’autore che “vede” l’opera ispirata dentro di sé, ma anche il lettore che entra in un mondo completamente sconosciuto, affidandosi alla guida del narratore.

Ecco allora due esempi di ciechi. Da una parte abbiamo il film Gallo Cedrone (1998). Armando Feroci, il protagonista, porta a zonzo per l’Italia la sua bella – cieca – la quale gli chiede di “vedere” Campo dei Miracoli. Evitando una sfacchinata fino a Pisa, Feroci/Verdone la porta in auto in un campo da calcio e le descrive (a modo suo) la Torre pendente.

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Esercizio n. 3: Variazioni/Pay attention

Con l’Officina di gennaio siamo arrivati al terzo appuntamento con gli esercizi. Come al solito partiamo da una breve ricapitolazione sull’esercizio precedente (Variazioni) e poi passiamo all’impegno proposto per questo mese.

L’idea delle “Variazioni” è stata trapiantata per intero da uno degli “assignments” di un canale YouTube piuttosto noto nel campo della fotografia: “The Art Of Photography” di Ted Forbes. Nello specifico, da questo episodio:

Chi fosse curioso troverà nel canale YouTube e sulla sua pagina FaceBook anche i prodotti dei suoi follower (ovviamente, in questo caso parliamo solo di fotografia). Nella presentazione dell’esercizio, Forbes spiega come ripetere lo stesso compito sia un modo per – esaurite le vie più ovvie – costringersi a esplorarne di nuove e quindi “forzare” la propria creatività a mettersi in azione. Utilizza esempi in musica (le Variazioni Goldberg di Bach) e in pittura (Rothko, Degas etc.).

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Una semplice canzone

Questa canzone tocca un nervo scoperto qui a BombaCarta. In realtà non ho ancora ben capito se questa canzone mi piace oppure no. La musica mi prende ma il testo, forse c’è troppa ironia.. boh, voi che ne dite?


Soltanto la fiction potrà salvarci

«Una verità inventata è meglio di una bugia inventata?». Tempo fa ho letto questo post del fumettista Massimo Cavezzali e mi sono messo a pensare. Moltissimi hanno commentato a caldo: “Sono tutte e due bugie!”, dando per scontato che ciò che è inventato sia automaticamente falso. Eppure il verbo «inventare» viene dal latino invenio, che significa “trovare, scoprire, immaginare, conoscere”. Il contrario di “verità” è “bugia”, ma qual è il contrario di “inventare”? Ciò che è “artefatto” – ossia “prodotto tramite arte”, ciò dall’abilità dell’uomo, o dalla sua creatività, o dalla sua fantasia… è per forza “falso”? Insomma, l’uomo è capace di verità? [Continua »]


[Report] Officina di dicembre 2016

Andrea

Come si fa a mettersi all’opera? Non è un fatto tanto concettuale ma piuttosto concreto, materiale, quasi fisico: “lo scultore pensa in marmo” come diceva Oscar Wilde.

La scena di New York Stories di Martin Scorsese in cui Nick Nolte è il pittore che quasi si getta dentro la tela e impasta i colori con le mani, con le note “caricanti” di Like a rolling stone di Bob Dylan&TheBand rende molto efficacemente questo immergersi in un corpo a corpo che è connaturato con l’esperienza artistica.

Ma a volte non c’è una musica che carica, a volte si è del tutto scarichi e proprio nel momento di mettersi all’opera si resta come paralizzati, svuotati, bloccati. È la crisi di Guido alias Fellini, alias Marcello Mastroianni nell’incipit di Otto e Mezzo:


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Esercizio n. 2: Incipit/Variazioni

Come introdotto in questo post, proseguiamo con gli esercizi collegati alle Officine. Per una serie di motivazioni pratiche e teoriche, abbiamo sospeso il programma sul medium “video”, mentre proseguiamo il lavoro con la scrittura e la fotografia. Come già spiegato, però, siete liberi di applicare i principi dell’esercizio a qualunque forma espressiva vi sia particolarmente gradita, purché vi occupiate voi stessi della “traduzione” in quella specifica forma.

Prima di passare all’esercizio vero e proprio, facciamo però un lavoro retrospettivo e torniamo sugli incipit.

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Mettersi all’opera

‘Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì’. Così inizia il più celebre racconto di Augusto Monterroso. Il lettore non sa cosa sia avvenuto prima del risveglio, ma si ritrova di fronte a un post, agli effetti di qualcosa che è già accaduto. Vi sono, evidentemente, almeno due soggetti: colui che si risveglia e un dinosauro. Innanzitutto, incontriamo un primo effetto straniante, ovvero, da che ci è dato sapere, uomini e dinosauri (con l’eccezione di Jurassic Park) non hanno mai avuto modo di incontrarsi. Dunque un uomo che si risveglia accanto a un dinosauro rappresenta già una situazione surreale, almeno quanto quella di Gregor Samsa che, ‘svegliatosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo’. Due risvegli quantomeno insoliti. [Continua »]


L’antico istinto del meraviglioso

Vi annoiate? Avete l’impressione che le cose attorno a voi girino sempre allo stesso modo e che le novità che ci arrivano addosso ogni giorno siano tanto numerose quanto insignificanti? Che la velocità a cui gira questo mondo non porti da nessuna parte?

Se la risposta è , allora la pensate come i protagonisti di Injection, fumetto scritto da Warren Ellis e illustrato da Declan Shalvey (pubblicato in Italia da SaldaPress).

Injection racconta la storia di cinque menti geniali, radunate da una struttura governativa per fare proiezioni sul futuro. I cinque raggiungono la medesima conclusione: dopo un picco di innovazione, la società sta per cadere in un lungo stallo. Il progresso si sta arrestando. Per risolvere il problema i geni danno vita ad una sofisticata intelligenza artificiale, la mescolano ad un pizzico di magia e la liberano nel XXI secolo con il compito di ridare sprint al futuro e rendere le cose più interessanti.

Appena venuta al mondo questa intelligenza si mette a rievocare la versione distorta di folletti e altre creature del folclore britannico e le scaglia contro i suoi creatori, per punirli del loro peccato. Quale peccato? Non aver capito che il mondo era già interessante così com’era. [Continua »]