Che cos’è la fotografia?
È passato circa un anno dall’apertura di un piccolo gruppo informale di fotografia (BombaFoto) che ha prodotto alcune uscite in giro per Roma, la visita a diverse mostre e un sonnolento account su Instagram (@bombacarta.foto). Rispetto alle altre attività di BC, BombaFoto è un po’ trascurato, nonostante ci sia un vivo interesse, e in questo anno ha prodotto poche immagini. Durante l’ultima riunione abbiamo deciso di ripartire da zero, ovvero da una riflessione sulla fotografia in generale e su cosa la fotografia rappresenti per noi in particolare. Il primo passo è stato un articolo apparso sul numero 2020/3 di BombaMag, che riportiamo di seguito.

Bert Hardy, 1940
Ripartiamo allora dalla domanda più essenziale: cosa è la fotografia? La questione sembra triviale, ma se facciamo qualche confronto emerge come si abbia a che fare con una disciplina dalle caratteristiche sfuggenti.
Se chiedessi cos’è (attenzione: proprio “cosa è”: non cosa vi è rappresentato) l’immagine a fianco, tutti mi rispondereste: “è una fotografia” (anzi, la domanda sembra così banale che solo chi si aspettasse un trabocchetto azzarderebbe una risposta diversa). [Continua »]
Stare al passo con i tempi. Con questa espressione viene spesso indicata la condizione necessaria per adeguarsi alle evoluzioni della società, essere in grado di aggiornarsi ai mutamenti del contemporaneo, procedere alla stessa velocità del tempo presente. Mi viene in mente un batterista che segue i rintocchi dettati dal metronomo per evitare di andare fuori tempo. La difficoltà di rincorrere il tempo caratterizza il nostro presente, compresso tra un passato in cui oziosamente ci sentiamo a casa (e che spesso non vuole passare, e ci perseguita) e un futuro esigente, carico di aspettative e cambiamenti imprevedibili. I rintocchi del metronomo scandiscono quotidianamente l’ordine temporale entro cui siamo costretti. Ma cosa succederebbe se decidessimo, deliberatamente, di andare fuori tempo?
“E prostratisi, lo adorarono”: l’evangelista Matteo (2, 1-16) racconta così, con magnifica semplicità, la visita dei Re Magi a Gesù Bambino.

La parola persona ha un’etimologia non sicura: pare che la sua origine affondi nella lingua etrusca e derivi dal sostantivo phersu (fersu) che significa maschera.