Letture. La caduta di Giovanni Cocco

Che la complessità sia il carattere più immmediatamente evidente della contemporaneità è osservazione quasi banale; assai meno banale è la constatazione che di essa cerchi di farsi carico la “finzione” narrativa, con le possibilità che le sono proprie, descrivendola, anzitutto, e proponendo motivi, se non di comprensione, quanto meno di riflessione profonda. Notevole senza altri aggettivi è infine la circostanza che il tentativo sia azzardato e condotto a buon fine da un autore sostanzialmente esordiente, Giovanni Cocco, nel suo primo romanzo La Caduta (Nutrimenti 2013, euro 16,00). Della complessità della materia che sostanzia l’opera è raffigurazione esplicita la stessa strutturazione del libro, che si compone di un ciclo di racconti, non connessi tra loro apparentemente (ma solo apparentemente: i rimandi sono facilmente rintracciabili ed essenziali per la comprensione della concezione della storia che sostiene il testo). La cornice, nella migliore tradizione della nostra novellistica, racchiude e completa il mondo che si intende raffigurare (come in alcuni cicli pittorici rinascimentali, precisa l’autore nella Nota finale), in un alternarsi di scene principali e “tondi” di raccordo (qui eseguiti come “voci narranti”, narrazioni brevi inerenti il destino a suo modo esemplare di un singolo personaggio). Si tratta in totale di dodici episodi, compresi un prologo ed un epilogo. I sei capitoli recano, infine, ad esergo versetti del Pentateuco e dell’Apocalisse, quasi che in essi il caos fumigante evocato dalla narrazione possa trovare ordine, se non spiegazione.



La poesia d’apertura (Incipit) di questa nuova silloge della poetessa calabrese Angela Caccia si imprime subito con rilievo nella nostra mente, fin dalla prima lettura, per quel suo incisivo tono riflessivo e sapienziale, che dimostra l’impegno dell’autrice a ricercare e a comunicare agli altri, attraverso l’efficacia della parola poetica, il senso della vita: un senso imperniato sulla dialettica tra la salvezza, garantita dalla Resurrezione, e la nostra umana debolezza, che ci fa facilmente cadere nel tradimento, come quello di Pietro, scandito dal canto del gallo. Correlativo oggettivo di questa tensione (alla maniera di Eliot e Montale) diventa il “fruscio feroce di ulivi ignari”, voce della natura, stravolta dall’incapacità di comprendere il senso che misteriosamente pervade l’arco della nostra esistenza, dal nascere “nella penombra di una grotta”, come “una scintilla”, fino al morire che diventa l’”incipit di un’altra storia”, affermato con fiducia dalla poetessa. Tensione dialettica ripresa in Giardino, con forza nel verso “Storia perenne amare – tradire”, in una lirica che si conclude nella luce della speranza.
Immaginatevi la scena.
Nei giorni 18, 19 e 20 aprile 2013, si terrà a Reggio Calabria presso l’Auditorium San Vincenzo de’ Paoli, via Mazzini, l’annuale Convegno Nazionale sulla Letteratura, organizzato dall’Associazione Culturale PIETRE DI SCARTO. La decima edizione del convegno avrà come titolo Nei boschi narrativi alla ricerca del lupo: tre giorni dedicati a tre forme narrative diverse, la fiaba/favola, il racconto breve, il romanzo d’avventura e di fantascienza. Lo scopo è quello di proporre la lettura e, ancora prima, la scrittura come incontro con il <lupo>, esperienza, cioè, di vita, di crescita nella conoscenza di sé e della realtà.
5. Luoghi della critica in rete.
“Il pazzo non è colui che ha perso la ragione, ma colui che ha perso tutto tranne la ragione“. La frase di Chesterton, citata spesso nelle ultime Officine, mi rimbalza nella mente, ora che mi trovo davanti questo tema così complesso, il rapporto tra chiaro e scuro. Un rapporto molto poco chiaro, già infatti mi viene da estendere i termini e dire: chiaro e o-scuro, chiarezza e oscurità.
Nello scorso autunno si è diffuso in rete un dibattito, di discrete dimensioni e connotato da sfumature molto diverse a seconda delle diverse sensibilità intervenute, circa la critica letteraria ai tempi del web, o, secondo altre versioni, circa i rapporti tra blog e critica. L’occasione è stata fornita da un articolo di Nicola Lagioia apparso su Repubblica del 17 ottobre, La prevalenza dell’e-critico. Blog d’autore, riviste e siti: così la rete è diventata il luogo del diletto (culturale), (ripreso poi su Minima & moralia), che commenta (e a tratti confuta) le tesi di Peter Stothard, direttore del Times Literary Supplement, espresso in un intervista pubblicata sull’Indipendent. Il tema è il confronto tra critica letteraria espressa in forme tradizionali e critica in rete.