Letteratura in HD

hdUn annetto fa, dopo aver letto il romanzo Molto forte, incredibilmente vicino di J. S. Foer, sono andato a cercare il DVD della trasposizione cinematografica, diretta da Stephen Daldry. Ho trovato il film più coinvolgente – più vicino –  del libro e la cosa, da fanatico della parola scritta,  mi ha scioccato. Ha spalancato nella mia testa degli interrogativi.

Mi ha fatto pensare ad alcune delle letture che più mi hanno appassionato negli ultimi anni. L’American Psycho di B.E. Ellis, D.F. Wallace (soprattutto Infinite Jest e Caro vecchio Neon ), Molto forte, Incredibilmente vicino di J. S. Foer, Il Peso della Grazia di Christian Raimo. Tutte queste hanno in comune una grande abilità del narratore di utilizzare la prima persona per riprodurre con una risoluzione impressionante lo sguardo/voce e – di conseguenza – l’interiorità del protagonista di turno. È tutta letteratura che ti fa vedere i personaggi come  Incredibilmente Vicini. Letteratura in HD.

Foer mi accompagna nell’elaborazione del lutto del piccolo Oskar Schell raccontandomi i suoi pensieri, le sue razioni, le sue manie, volontarie e involontarie, con una precisione di dettagli superiore a quella con cui io conosco il mio stesso dolore o quello delle persone a me care. Costruisce una gigantografia 10:1 del bambino.  Lo stesso fa Ellis con le ossessioni di Patrick Bateman, Wallace nei monologhi del ciccione dentro Infinite Jest, Raimo con la narrazione del tormento da abbandono che soffre il suo Giuseppe. [Continua »]


Due film (e il rischio del manicheismo)

stvincentSono due film che apparentemente non hanno nulla in comune. In Jimmy’s Hall, l’ultimo film del noto regista inglese Ken Loach e St.Vincent, il primo film dello sconosciuto Theodore Melfi, invece c’è qualcosa che li accomuna, per contrasto, e questa cosa è il manicheismo. Sì, l’antica eresia cristiana tanto combattuta da S. Agostino, ma che sempre ritorna tenacemente a galla. Senza andare a scomodare i testi di teologia, vale la pena vedersi questi due film per comprendere meglio questa terribile tentazione che poi consiste nell’odiare il mondo, dividendolo nettamente in due parti, separate e contrapposte, un mondo in bianco e nero dove ci sono i Buoni e i Cattivi. [Continua »]


La classifica del 2014

Parker

Parker Millsap

Al termine dell’anno tiro le somme su cinque album pubblicati nel 2014 e che mettono al centro l’uomo e le sue potenzialità, lontani da quel pop superficiale – perché privo di contenuti – suonato stabilmente nelle radio. Nell’etere non li ascolterete mai, fatta qualche eccezione per gli U2 e i Subsonica presenti nella lista.

Le canzoni estratte e qui elencate non esaltano i precetti di una religione, casomai portano alla luce una tensione o una ricerca spirituale sui generis. La musica contemporanea soffre di vertigini, agli artisti non piace salire troppo in alto. Non si allontanano delle proprie certezze; e se ciò non li soddisfa cercano un senso a tutto in maniera istintiva e scomposta, sbirciando nell’aldilà con i piedi ben piantati nell’aldiquà. Si avvolgono in se stessi quando bisogna dare un nome a chi agita il lago calmo dell’anima. Andare oltre probabilmente spaventa, eppure sono inquieti, scavano nelle cose umane per trattenere nel mondo quell’eternità promessa altrove.

Cinque dischi per pensare sul mistero della vita e dell’amore, sulla reciprocità nei rapporti che ci umanizzano. La musica colta perpetua il tentativo di Icaro di volare in alto con ali di cera, ignorando il Sole e le sue conseguenze. Buona meditazione.

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Sentenza di vita

giudice-02BCon le sentenze ingiuste è scritta la storia dell’umanità. O almeno quella dell’Occidente. L’evento mitico della filosofia greca, narrato da Platone nell’Apologia e nel Critone, è il processo a Socrate di Atene. E la condanna a morte di Gesù di Nazareth ci viene ribadita per quattro volte dai Vangeli. Se dalla storia passiamo alla fiction, non ce la caviamo meglio. Carlo Collodi dipinge con italica ironia il giudice gorilla il quale, dopo aver ascoltato commosso la deposizione di Pinocchio contro il gatto e la volpe, sentenzia benignamente: «Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque, e mettetelo subito in prigione».

Dovendo plasmare un demone in carne e ossa, Cormac McCarthy sceglie un uomo di legge – il giudice Holden – che alla sua prima comparsa accusa di pedofilia un predicatore, aizzandogli contro la folla, salvo precisare in seguito di non averlo mai visto prima. Ma la letteratura, per quanto grande, impallidisce davanti realtà della caccia alle streghe di Staggia e Massa Finalese; davanti al “caso” Enzo Tortora; davanti alle vicende giudiziarie di Carlos DeLuna e dei circa 340 innocenti condannati a morte negli USA. [Continua »]


“Ogni parola che sa di campagna mi tocca e mi scuote”

contadino

È il protagonista de Il diavolo sulle colline di Cesare Pavese a parlare.

Mi piace citare Pavese non solo perché il tema della campagna e la figura del contadino sono temi ricorrenti nella sua scrittura, ma soprattutto perché condivido con questo autore le stesse origini.

E questa frase, che quasi quasi potrebbe essere stata pronunciata da Pan, un po’ magica nella sua semplicità, rivela (e non nasconde) quel nodo profondo, quel legame inscindibile che c’è fra l’uomo e la terra.

Non so se esiste una definizione univoca di contadino, né penso che stiamo parlando di un mestiere: non c’è differenza fra “essere” e “fare” il contadino.

L’etimologia della parola restituisce una precisa collocazione geografica e definisce questo rapporto: colui che vive (e lavora) nel contado, ovvero lontano dalla città, proprio come sottolineano i suoi numerosi sinonimi: agricoltore (da ager, campo), campagnolo, colono (da colere, coltivare), coltivatore, ma anche villano (abitante della villa, ossia della campagna).

Il suo lavoro si svolge in un contesto che lo mette a contatto con la natura e alla natura si deve uniformare.

Il poeta greco Esiodo nella sua “Teogonia” (siamo nell’VIII secolo a.C.) scrive:

Prima era il Caos, poi Gea, la Terra, dall’ampio seno, solida ed eterna sede di tutte le divinità che abitavano l’Olimpo. Gea, prima di ogni altra cosa, partorì un essere uguale a sé, il cielo stellato, Urano, affinché questi l’abbracciasse interamente e fosse sede eterna dei beati. Essa partorì, poi, le grandi montagne, nelle cui valli dimorarono volentieri le Ninfe. Infine diede alla luce il mare deserto e spumeggiante, e tutto ciò creò da sola, senza accoppiamento“. [Continua »]


Il più antico mestiere del mondo

prostitute via del campoPenso a delusioni, a grandi imprese
a una Tailandese,
ma l’impresa eccezionale, dammi retta,
è essere normale.
Quindi, normalmente,
sono uscito dopo una settimana
non era tanto freddo, e normalmente
ho incontrato una puttana.

A parte i capelli, il vestito
la pelliccia e lo stivale
aveva dei problemi anche seri,
e non ragionava male.
Non so se hai presente
una puttana, ottimista e di sinistra,
non abbiamo fatto niente,
ma son rimasto solo,
solo come un deficiente.

Così cantava nel 1977 Lucio Dalla. La simpatia, naturale, fresca, di Dalla si trasferisce sulla figura della puttana che “non ragionava male” ed è ottimista (e anche di sinistra) e, in genere, chi canta il mestiere più antico del mondo lo fa con sim-patia, con pietà. Pensiamo ad uno come De Andrè, che le puttane le ha cantate in tante canzoni, da Bocca di rosa a Via del campo (immortalata nella fotografia qui sopra), da La città vecchia a Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers.

Vorrei provare invece a parlare di questo mestiere con più freddezza, ma è difficile, e provo a farlo ponendo una prima domanda: ma siamo sicuri che la prostituzione sia veramente un mestiere? [Continua »]


Il Mister più “misterioso” (e controcorrente) della storia

imagesA proposito di allenatori, c’è un detto che gira da sempre nel mondo del calcio e dello sport e che dice “squadra che vince non si cambia”. Posso comprendere come sia nato e che abbia una certa logica, ma se uno ci riflette un po’ si renderà conto che contiene in sé enormi rischi. Prendiamo l’esempio della Spagna al recente mondiale brasiliano, uscita già dopo due partite, due sonore sconfitte consecutive, oppure, meglio ancora, pensiamo al malinconico esito dell’Italia del 2010, quando il “mister” Marcello Lippi realizzò un errore doppiamente sciagurato: tornò indietro sulla saggia decisione che nel 2006 lo aveva spinto a dimettersi all’indomani del mondiale vinto, e tornò indietro anche nella formazione della nazionale richiamando il gruppo reduce della vittoria di quattro anni prima. Così, oggi, la Spagna: stesso C.T., stesso gruppo-squadra. Questi episodi ci insegnano una cosa, che tornare indietro è impossibile e quindi privo di senso, per cui non è veritiero il detto suddetto ma è più intelligente fare il contrario: squadra che vince deve essere assolutamente cambiata, altrimenti l’insuccesso è inevitabile. L’appagamento, dovuto al successo, porta a sedersi, a sentirsi sazi, a perdere fiducia, grinta e speranza, a perdersi e a perdere. [Continua »]