Il Bar, un mondo pieno di mondi

Durante l’Officina di sabato scorso abbiamo mostrato la mitica scena del bar stellare di “Guerre Stellari” (purtroppo non riesco a trovare la clip su youtube), invece questa qui che trovate qui sotto e che abbiamo ascoltato (un doppio Gaber, wow!) va benissimo, anche se si tratta della più piccola galassia milanese..


Il Bar, che noia?

Uh che noia, che noia qui al Bar, cantava Gaber nel 1969.. però sabato all’Officina (sul Bar) ci siamo proprio divertiti..ecco qua un po’ di materiali, a partire proprio dalla canzone di Gaber:


Il BAR

C’è un quadro di Edward Hopper, Nighthawks (1942, «I nottambuli»), che mostra le vetrine di un tipico diner americano affacciate su un angolo di Greenwich Village, a Manhattan. È probabilmente l’opera più famosa del pittore americano, per una serie di ragioni legate alla luce, ai colori, alle prospettive. Ciò che colpisce, a una prima occhiata, sono però soprattutto i tre frequentatori del locale: un uomo di spalle e una coppia rivolta verso il barista, piegato in avanti. Tutti e tre si appoggiano su un bancone, sopra il quale hanno posato i loro bicchieri con delle bevande da consumare. Nonostante ciò, sembrano non comunicare in alcun modo tra loro, quasi ignorandosi.
​Anche se ogni paese ha delle precise caratteristiche legate agli usi e alle tradizioni culturali del contesto, il bar è concepito generalmente come il locale pubblico per eccellenza, luogo d’incontro, di chiacchiere ma anche e soprattutto di passaggio, dove si consumano velocemente bevande o cibi, molto spesso al bancone. Il termine bar deriva proprio da una contrazione del termine inglese barrier, sbarra, oppure barred, sbarrato: nel primo caso si fa riferimento ai primi esercizi pubblici dove era permessa la vendita di alcolici in una zona separata dal resto del locale, appunto, da una sbarra; nel secondo caso, invece, sembra che ai tempi del proibizionismo inglese, durante il XIX secolo, sulle porte degli spacci di alcolici fosse fissata un’asse con la parola barred. Oggi, piuttosto, la sbarra fa venire subito in mente il bancone dove si consumano le bevande, dove cioè l’avventore di turno è separato da colui che lo serve, il barista, delimitando così una zona a cui il primo non può accedere.

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Letteratura in HD

hdUn annetto fa, dopo aver letto il romanzo Molto forte, incredibilmente vicino di J. S. Foer, sono andato a cercare il DVD della trasposizione cinematografica, diretta da Stephen Daldry. Ho trovato il film più coinvolgente – più vicino –  del libro e la cosa, da fanatico della parola scritta,  mi ha scioccato. Ha spalancato nella mia testa degli interrogativi.

Mi ha fatto pensare ad alcune delle letture che più mi hanno appassionato negli ultimi anni. L’American Psycho di B.E. Ellis, D.F. Wallace (soprattutto Infinite Jest e Caro vecchio Neon ), Molto forte, Incredibilmente vicino di J. S. Foer, Il Peso della Grazia di Christian Raimo. Tutte queste hanno in comune una grande abilità del narratore di utilizzare la prima persona per riprodurre con una risoluzione impressionante lo sguardo/voce e – di conseguenza – l’interiorità del protagonista di turno. È tutta letteratura che ti fa vedere i personaggi come  Incredibilmente Vicini. Letteratura in HD.

Foer mi accompagna nell’elaborazione del lutto del piccolo Oskar Schell raccontandomi i suoi pensieri, le sue razioni, le sue manie, volontarie e involontarie, con una precisione di dettagli superiore a quella con cui io conosco il mio stesso dolore o quello delle persone a me care. Costruisce una gigantografia 10:1 del bambino.  Lo stesso fa Ellis con le ossessioni di Patrick Bateman, Wallace nei monologhi del ciccione dentro Infinite Jest, Raimo con la narrazione del tormento da abbandono che soffre il suo Giuseppe. [Continua »]


Due film (e il rischio del manicheismo)

stvincentSono due film che apparentemente non hanno nulla in comune. In Jimmy’s Hall, l’ultimo film del noto regista inglese Ken Loach e St.Vincent, il primo film dello sconosciuto Theodore Melfi, invece c’è qualcosa che li accomuna, per contrasto, e questa cosa è il manicheismo. Sì, l’antica eresia cristiana tanto combattuta da S. Agostino, ma che sempre ritorna tenacemente a galla. Senza andare a scomodare i testi di teologia, vale la pena vedersi questi due film per comprendere meglio questa terribile tentazione che poi consiste nell’odiare il mondo, dividendolo nettamente in due parti, separate e contrapposte, un mondo in bianco e nero dove ci sono i Buoni e i Cattivi. [Continua »]


La classifica del 2014

Parker

Parker Millsap

Al termine dell’anno tiro le somme su cinque album pubblicati nel 2014 e che mettono al centro l’uomo e le sue potenzialità, lontani da quel pop superficiale – perché privo di contenuti – suonato stabilmente nelle radio. Nell’etere non li ascolterete mai, fatta qualche eccezione per gli U2 e i Subsonica presenti nella lista.

Le canzoni estratte e qui elencate non esaltano i precetti di una religione, casomai portano alla luce una tensione o una ricerca spirituale sui generis. La musica contemporanea soffre di vertigini, agli artisti non piace salire troppo in alto. Non si allontanano delle proprie certezze; e se ciò non li soddisfa cercano un senso a tutto in maniera istintiva e scomposta, sbirciando nell’aldilà con i piedi ben piantati nell’aldiquà. Si avvolgono in se stessi quando bisogna dare un nome a chi agita il lago calmo dell’anima. Andare oltre probabilmente spaventa, eppure sono inquieti, scavano nelle cose umane per trattenere nel mondo quell’eternità promessa altrove.

Cinque dischi per pensare sul mistero della vita e dell’amore, sulla reciprocità nei rapporti che ci umanizzano. La musica colta perpetua il tentativo di Icaro di volare in alto con ali di cera, ignorando il Sole e le sue conseguenze. Buona meditazione.

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Sentenza di vita

giudice-02BCon le sentenze ingiuste è scritta la storia dell’umanità. O almeno quella dell’Occidente. L’evento mitico della filosofia greca, narrato da Platone nell’Apologia e nel Critone, è il processo a Socrate di Atene. E la condanna a morte di Gesù di Nazareth ci viene ribadita per quattro volte dai Vangeli. Se dalla storia passiamo alla fiction, non ce la caviamo meglio. Carlo Collodi dipinge con italica ironia il giudice gorilla il quale, dopo aver ascoltato commosso la deposizione di Pinocchio contro il gatto e la volpe, sentenzia benignamente: «Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque, e mettetelo subito in prigione».

Dovendo plasmare un demone in carne e ossa, Cormac McCarthy sceglie un uomo di legge – il giudice Holden – che alla sua prima comparsa accusa di pedofilia un predicatore, aizzandogli contro la folla, salvo precisare in seguito di non averlo mai visto prima. Ma la letteratura, per quanto grande, impallidisce davanti realtà della caccia alle streghe di Staggia e Massa Finalese; davanti al “caso” Enzo Tortora; davanti alle vicende giudiziarie di Carlos DeLuna e dei circa 340 innocenti condannati a morte negli USA. [Continua »]