Alcune volte il Cinema fa commuovere
di Giuseppe Di Vetta (classe 1^, sezione C, Liceo Classico Pilo Albertelli di Roma)
Alcune volte il Cinema fa commuovere, senza pretendere di raccontare una storia scontatamente sentimentalista o storicamente “drammatica”, in cui i protagonisti sono lì per far piangere, vestendo i panni tristi e a volte anche melensi – soprattutto quando il film non è d’autore – di uomini e donne costretti dagli eventi della vita o della storia a dover soffrire.
Quando, infatti, un Film “fa commuovere”, senza appunto averne l’indispensabile pretesa per il successo nei botteghini, il pubblico rimane incerto, un po’ attonito, tacendo il più delle volte la tristezza di una lacrima, perché la commozione è così pungente e interiore che esibirla è come una vergogna. Le lacrime rimangono negli occhi, si assaporano nella riflessione riguardo a ciò che si è visto, e soprattutto si suggellano nella mente come la fotografia di un istante in cui ci si è sentiti pervasi da una “sensibilità nuova”. I grandi registi, infatti, non cercano prima di tutto il successo, né tanto meno le lacrime da “suggestione collettiva” più che individuale: questi “signori del cinema e dell’immagine”, come lo stesso Louis Malle o Steven Spielberg, fanno poesia, accettando coraggiosamente di raccontare storie semplici, interpretate il più delle volte da bambini, il simbolo della purezza, dell’innocenza e dell’inconsapevolezza. [Continua »]
Ieri, Giovedì 27 Marzo, si è svolto l’ennesimo appuntamento del Laboratorio di Cinema di Roma. L’affluenza non è stata molto alta, visto anche il clima che sta falcidiando le nostre buone volontà. Il tema di questo incontro era La musica e sono state visionate sequenze dai seguenti film:
Quando la parola della letteratura giunge ad incarnare l’indicibile siamo in presenza di un grande libro. E ne La strada, l’ultimo romanzo di Cormac McCarthy, è il mistero dell’irriducibilità della vita che prende corpo nel viaggio drammatico di un padre e di un figlio non ancora adolescente. Siamo negli Stati Uniti di questi tempi, ma del mondo che conosciamo non è rimasto quasi nulla. Una catastrofe ha ridotto la terra ad un deserto di alberi bruciati e di cenere. Il sole è quasi completamente scomparso dietro ad un cielo di piombo e le notti sono cieche, impenetrabili, dominate da un’oscurità che “fa male alle orecchie a forza di ascoltare”, il solo suono udibile lo fa il vento gelido tra i tronchi nudi e anneriti. Il freddo non dà tregua e i due camminano verso sud spingendo sulla strada un carrello di un supermercato e facendo attenzione a non essere avvistati da altri sopravvissuti, molti dei quali si cibano di carne umana. La sopravvivenza dipende essenzialmente dal reperimento del cibo, ma le città sono state razziate da tempo e 