La strada (Cormac McCarthy)

Quando la parola della letteratura giunge ad incarnare l’indicibile siamo in presenza di un grande libro. E ne La strada, l’ultimo romanzo di Cormac McCarthy, è il mistero dell’irriducibilità della vita che prende corpo nel viaggio drammatico di un padre e di un figlio non ancora adolescente. Siamo negli Stati Uniti di questi tempi, ma del mondo che conosciamo non è rimasto quasi nulla. Una catastrofe ha ridotto la terra ad un deserto di alberi bruciati e di cenere. Il sole è quasi completamente scomparso dietro ad un cielo di piombo e le notti sono cieche, impenetrabili, dominate da un’oscurità che “fa male alle orecchie a forza di ascoltare”, il solo suono udibile lo fa il vento gelido tra i tronchi nudi e anneriti. Il freddo non dà tregua e i due camminano verso sud spingendo sulla strada un carrello di un supermercato e facendo attenzione a non essere avvistati da altri sopravvissuti, molti dei quali si cibano di carne umana. La sopravvivenza dipende essenzialmente dal reperimento del cibo, ma le città sono state razziate da tempo e [Continua »]





Due volti degli anni di piombo

Demetrio Paolin e Ferruccio Parazzoli. Un giovane e un veterano delle nostre lettere. Di qui un saggio, di là un romanzo-non romanzo, meglio una vorticosa e visionaria serie di immagini. In comune la cosa da narrare. Gli anni di piombo. Paolin concentra la sua attenzione sulle scritture che si sono occupate di terrorismo, mancando a suo giudizio un’occasione storica: quella di comprendere la dimensione tragica degli eventi e di puntare lo sguardo sulle vittime, veri “fantasmi” della narrativa di quella stagione. Parazzoli, invece, rilegge la vicenda Moro dal punto di vista di papa Paolo VI, che, novello Giobbe, si vede inconsapevolmente strumento di una rinnovata scommessa tra Dio e il Diavolo sulla fedeltà e la fede di un vicario di Cristo messo atrocemente alla prova dalla storia. Qui di seguito potete vedere le due interviste rilasciate dagli autori a La Compagnia del Libro.
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Il Fuoco amico di Abraham Yehoshua

Due affiatati coniugi israeliani, Yaari e Daniela, sono costretti ad una separazione forzata. Daniela vola in Africa per andare a trovare il cognato Yirmiyahu che ha scelto il remoto continente come riparo dopo la morte della moglie. E’ un uomo segnato dalla tragedia: prima ancora della scomparsa della moglie, suo figlio è stato ucciso dal “fuoco amico” dei suoi commilitoni durante un’operazione militare in Cisgiordania. Nello spazio scavato dalla separazione provvisoria, Yehoshua muove le storie parallele dei due coniugi, un “duetto” nutrito di segrete corrispondenze: ciascun coniuge è alle prese con un diverso enigma e ogni enigma affonda nell’altro il suo pungolo. Ma che forma prende il mistero? I venti che – come spiriti indomiti – agitano la notte degli inquilini di un grattacielo di cui Yaari ha progettato gli ascensori, in Israele. La dinamica della morte del giovane nipote per “fuoco amico” in Africa. [Continua »]


La poesia e la bellezza: intervista a Franco Loi

Si può parlare della bellezza? E cosa c’entra la letteratura?

Della bellezza è sempre difficile parlare. Anche quando si è innamorati non si riesce a parlare della bellezza. Si rimane statici di fronte alla bellezza. Si rimane colpiti, ma ci si sente diversi. E allora si resta zitti e nasce il silenzio. La poesia nasce proprio dal silenzio, la poesia è il tentativo di dire qualcosa che in realtà non si può dire. Quando Dante è davanti alla luce di Dio, dice: “Qui oltre non posso più parlare, qui alla parola manco possa, all’alta fantasia qui manco possa” ovvero qui manca la potenza, qui manca la possibilità. Io penso che anche davanti alle cose più semplici è difficile dire. Il dire è sempre condizionato dalla precarietà e dall’impossibilità della parola di dire esattamente ciò che sente. Quando sei innamorato, infatti, tenti invano di [Continua »]